Vite maritata al pioppo

ViteMaritataLOCALIZZAZIONE:
Provincia: Caserta
Città: Succivo, via XXIV Maggio
Coordinate GPS: @40.972948,14.250598

DESCRIZIONE

La coltivazione della vite prevede la presenza di un tutore; nell'antichità i contadini usavano come tutore un albero vivo (vite maritata). Gli Etruschi svilupparono questa tecnica di coltivazione con due varianti: l' alberata, ove la vite è tenuta legata ad un singolo albero, e la piantata, ove le viti, legate ad alberi disposti in filari, sviluppano i loro rami lungo funi legate tra i vari alberi.

Interessanti esempi di alberate sono oggi ancora presenti in alcuni coltivi del Cilento (Salerno).

Cospicui esempi di piantata sono tuttora frequenti nel Casertano, ove il vitigno coltivato è l'Asprinio ed i tutori sono pioppi alti fino a 15 m.

La vite (Vitis vinifera L.) è un arbusto lianoso e la sua morfologia ha portato i coltivatori ad escogitare dei sistemi di sostegno tali da evitare il contatto dei frutti col terreno. Tale fine è stato raggiunto, fin dai primordi della coltivazione, piantando la vite in prossimità di un tutore onde permetterle di sostenersi. È molto probabile che, agli inizi della viticoltura, l’uomo abbia coltivato la vite poggiandola su alberi vivi che fungevano da tutore, avendo osservato che la vite selvatica spesso si arrampica sugli alberi vicini e vi si attacca mediante i viticci.

ALBERI NON DA FRUTTO USATI COME TUTORI
Pioppo (Populus spp.). Le quattro specie del genere, P. nigra L., P. alba L., P. tremula L. e P. canadensis Moench, vengono utilizzate come tutore. Dopo l’oppio e l’olmo, il pioppo è il tutore più diffuso, citato fin dall’antichità.

LE PIANTATE AVERSANE
La sistemazione dei terreni con presenza di piantate ha assunto connotazioni diverse in relazione al luogo, al periodo storico e al relativo evolversi delle tecniche di coltivazione. Nell’Italia centrosettentrionale, in passato, le piantate erano diffuse in molte zone tra cui quella del Reggiano, dove ancora oggi sussistono alcune di esse, ma è nell’Italia meridionale che esse hanno sempre avuto notevole rilevanza. Le più celebri sono quelle aversane (dalla cittadina di Aversa, nel Casertano), che, in questo comprensorio, vengono impropriamente definite alberate . Sono prevalentemente costituite dal vitigno Asprinio, discendente dalla Vitis vinifera subsp. sylvestris, domesticata dagli Etruschi, sostenute da filari di pioppo.

L’altezza media si aggira intorno ai 10 - 15 m; raramente lungo il filare, al posto di alberi vivi si utilizzano pali di castagno. Questo tipo di coltivazione è attualmente diffuso nell’area corrispondente alle tre province di Napoli, Benevento e Caserta. In queste zone, durante la formazione delle alte spalliere e durante i lavori di potatura secca, i tralci delle viti vengono sistemati in senso verticale in modo da formare un ventaglio aperto.

La varietà di vite Asprinio bianco presenta grappoli di forma conico-piramidale, con acini bianchi arrotondati. È uno dei pochi vitigni che non necessita dell’innesto su viti americane poiché è immune alle infestazioni di fillossera. È prevalentemente coltivato per la produzione dell’omonimo vino DOC Asprinio, che dà origine anche ad un ottimo vino spumante abbastanza tipico e apprezzato. Il Decreto di approvazione della DOC Asprinio d’Aversa prevede che in etichetta potrà figurare la dicitura da vigneti ad alberata o alberata solo se le uve provengono esclusivamente da vigneti allevati con tale forma di coltivazione, tradizionale per la zona.

Questo paesaggio aversano ha sempre colpito i viaggiatori del Gran Tour del Settecento.

Scrive W. Goethe nel suo "Viaggio in Italia":

Finalmente raggiungemmo
la pianura di Capua…. Nel pomeriggio
ci si aprì innanzi una bella campagna tutta
in piano…. I pioppi sono piantati in fila nei
campi, e sui rami bene sviluppati si
arrampicano le viti…. Le viti sono d’un
vigore e d’un’altezza straordinaria, i
pampini ondeggiano come una rete fra
pioppo e pioppo.

Aubert de Linsolos scrive invece nei suoi "Souvenirs d’Italie":

... i rami della vite
intrecciati ai grandi alberi all’orlo della
carreggiata, danno l’idea di tanti archi
trionfali di verzura, preparati per il passaggio
di un potente monarca.

 

Non sempre le piantate arrivano a 15 metri d’altezza. Nella zona dei Monti Lattari l’altezza non supera i 4 metri; nel Nolano arriva a 5-6 metri.

Molto particolare è la situazione dell’isola d’Ischia. Nelle zone pianeggianti del versante meridionale fino a una decina di anni fa esistevano bellissime viti maritate a pioppi secolari, oggi purtroppo quasi del tutto scomparse. Sono presenti ancora oggi rari esempi di questo tipo di coltivazione nel comune di Barano (in località Chianole del Testaccio), ove le viti vengono ancora coltivate alte, in modo espanso, con potature lunghe, con spalliere e contro-spalliere, ma sono oggi sostenute da tutori morti costituiti da pali di castagno (Castanea sativa Mill.) o da canne (Arundo donax L.). Tale sistema di coltivazione consente la produzione di grandi quantità d’uva a scapito della qualità, mentre la coltivazione della vite a forma bassa, con potatura corta, comune nelle zone del versante settentrionale dell’isola, consente di ottenere uve meno abbondanti ma di grande pregio. Va messo in risalto che nelle zone meridionali è evidente l’influsso etrusco, mentre nelle zone settentrionali l’ evidente l’influsso greco.