Convento di San Donato

SanDonatoOrtadiAtellaLOCALIZZAZIONE:
Provincia: Caserta
Città: Orta di Atella, via San Salvatore
Coordinate GPS: @40.963081,14.272056

NOTIZIE STORICHE

Nato su un'antica area dove furono adorati idoli pagani, il Convento di S. Donato, alle origini aveva l'aspetto di un "conventino" con n° 6 cellette e a pochi metri sorgeva una cappellina circondata da una ricca vegetazione, il famoso boschetto, oggi traversa San Donato, in stato di degrado e di abbandono. La costruzione del nuovo convento, avvenne grazie a Don Selvaggio Tuocco, un sacerdote proprietario dell'antico convento e del luogo dove sorgeva, nel 1643. Il progetto iniziale del complesso prevedeva anche la presenza di una chiesa con pianta a croce latina dalle dimensioni ben più vaste dell'attuale; non si conoscono le motivazioni che differirono il progetto iniziale. Le mura del convento e una fiancata della chiesa, attualmente, racchiudono un chiostro con un meraviglioso porticato con volte a "vela" affrescate meravigliosamente con decorazione a "grottesca" ovvero un tipo di decorazione parietale di gusto tardo rinascimentale intercalata da lunette che illustrano la vita di San Salvatore di Horta. La stessa è stata rivestita di stucchi del '700 secondo lo stile ed il gusto barocco e si avvale di opere pittoriche di grande valore quali gli affreschi del "Malinconico" e le tele di "Luca Giordano".

AFFRESCHI DEL CONVENTO

Il miracolo delle rose-Girava per la questua con un compagno, e da una Signora fu offerto un pane, che Salvatore ripose nel manico dell'abito; poco dopo il confratello gielo richiese per mangiarlo.

"Prendilo, disse Salvatore" e il confratello invece di portar via il pane, prese dalla manica de l'abito di Salvatore un fascio di rose, mentre il beato diceva sorridente: "Così s'ingannano i golosi; lascia stare il pane, perché servirà per chi ne ha più bisogno di te". Arrivati alla porta del convento trovarono due poveri, ai quali Salvatore diede quel pane, che aveva in riserva.

La morte del Santo: Con grande umiltà volle ricevere gli ultimi Sacramenti con abbondanti lacrime fece l'accusa generale di tutte le sue colpe e quando era per venire Gesù-Viatico pregò che, da umile peccatore, lo potesse ricevere prostrato per terra. Quella Comunione fu come di un serafino d'amore; commosse così gli astanti che in quella cella divenne comune il pianto. Chiese a tutti perdono di involontarie offese; domandò come funebre coltrice il povero abito francescano, usato per trent'anni, e che la sua sepoltura fosse, oltre il possibile modesta. Poi volle un grande Crocifisso tra le mani, che non lasciò neppure, quando rese la bell'anima a Dio. Suonavano a le tre del pomeriggio, i rintocchi dell'agonia di Gesù; era il venerdì, 18 marzo, vigilia di San Giuseppe, protettore de la buona morte, e Salvatore, fissando con più intenso sguardo il Crocifisso, e pronunziando le belle ultime parole del Martire: "Nelle tue mani, o Padre, raccomando il mio spirito". piegò dolcemente la testa sul petto, e la bell'anima fece ritorno al suo creatore.

Contava quarantanove anni di età e venticinque di sua professione religiosa.