Il Giardino dei Sensi

Oggi il Giardino del Principe ospita il Giardino dei Sensi opera di grande valore paesaggistico, culturale e ambientale, realizzato in collaborazione con la facoltà di Architettura della SUN, AIAB Campania, il Club UNESCO, la Federazione Italiana Superamento Handicap. Il Giardino dei Sensi è un luogo imperdibile: un'opera d'arte sensuale, viva, un'attrazione per gli appassionati di giardini e luogo d'incontro per chiunque cerchi un'occasione per staccare dallo stress quotidiano. All'ombra della vecchia torre del Casale di Teverolaccio le siepi orlano le diverse aree che ospitano tematismi costruiti con l'obiettivo di "ispirare i sensi": ascoltare, vedere, odorare, sentire e persino gustare, perché il giardino del Casale si intreccia con gli orti sociali, inaugurati a settembre 2010. Il Giardino è un percorso di scoperta e consapevolezza accessibile a tutti, un luogo protetto nel quale provare esperienze insolite di sperimentazione sensoriale e nuove opportunità di gioco e conoscenza.

giardinodeisensi

Dizionario delle piante aromatiche

Alloro

alloroLaurus nobilis L.

L'alloro, Laurus nobilis L. appartiene alla famiglia delle Lauraceae e comprende piante originarie dell'Asia minore, introdotte nel bacino del Mediterraneo in tempi antichissimi. E' una pianta molto diffusa, soprattutto nei paesi a clima temperato sia in pianura che in collina. L'Alloro o Lauro è una pianta perenne a portamento arbustivo e può assumere la forma di un cespuglio o di un albero tanto che se trova le condizioni ideali può raggiungere anche i 10-12 m di altezza. Il tronco è normalmente liscio con corteccia nerastra con rami sottili e molto fitti. Le foglie di alloro, portate da un corto picciolo, sono lanceolate, coriacee, di un bel verde scuro con i bordi ondulati e con la pagina superiore lucida mentre quella inferiore è di un verde-giallo tenue ed opaco. Sono ricche di ghiandole resinose che le conferiscono il caratteristico aroma. I fiori sono riuniti in infiorescenze a grappolo o in cime ascellari e sbocciano all'inizio della primavera.
 
E' una pianta dioica vale a dire che esistono piante che portano solo fiori maschili (con gli stami) e piante che hanno solo fiori femminili (e stami sterili) che portano cioè gli organi riproduttivi femminili. Il frutto dell'alloro è una bacca, simile ad una piccola oliva che diviene nero-bluastra con la maturazione. Le bacche contengono un solo seme e maturano nei mesi di ottobre e novembre e sono molto aromatiche.

PROPRIETA'
L'alloro è una pianta ricca di oli essenziali sia nelle foglie (dall'1 al 3%) che nelle bacche (dall'1 al 10%) quali: geraniolo, cineolo, eugenolo, terpineolo, fellandrene, eucaliptolo, pinene.
Vengono riconosciute alla pianta di alloro numerose capacità terapeutiche grazie ai suoi oli essenziali: cura i reumatismi e gli strappi muscolari, ha capacità rilassanti, attenua la sudorazione, ha proprietà espettoranti e digestive.
Le foglie di alloro hanno proprietà antipiretiche.
Per molto tempo il Lauro è stato usato come rimedio contro la peste.

PARTI UTILIZZATE DELLA PIANTA
Dell'alloro si utilizzano le foglie prive del picciolo che possono essere raccolte durante tutto l'anno. Occorre tenere presente che più sono giovani più è alto il loro contenuto in principi attivi. Le foglie si fanno essiccare al sole.
Le bacche raccolte in autunno si fanno essiccare in un luogo buio.

COME SI UTILIZZA
L'infuso di foglie di alloro aiuta la digestione soprattutto per chi ha problemi di fermentazione, aiuta nei casi di inappetenza e combatte i dolori dello stomaco.
Il decotto si usa per il raffreddore e i reumatismi.
Per i reumatismi, le distorsioni e le slogature si usano anche le frizioni con gli oli essenziali.
Qualche goccia di olio di alloro ed una manciata di foglie nell'acqua consente di ottenere un bagno profumato e rivitalizzante.
Il suo uso in cucina è noto.

CURIOSITA'
Oggi l'alloro viene usato normalmente nella cucina di tutto il mondo per il suo aroma. La particolarità è che le sue foglie non perdono l'aroma dopo la cottura.
In Emilia Romagna (Italia) dalle sue bacche si ottiene un delizioso liquore chiamato Laurino.

AVVERTENZE
Non sono segnalate controindicazioni per l'uso dell'alloro.

LINGUAGGIO DEI FIORI E DELLE PIANTE
La pianta di Alloro nell'antica Grecia era considerata una pianta sacra ad Apollo perchè secondo la leggenda, in essa fu trasformata la ninfa Dafne per sfuggire al dio che la inseguiva e così lo stesso Apollo, proclamò questa pianta sacra al suo culto e segno di gloria da portarsi sul capo dei vincitori. I greci anticamente chiamavano l'Alloro Dafne, in ricordo della Ninfa.
 

Basilico

basilicoOcimum Basilicum L.

Lo straordinario basilico, noto in tutto il mondo è una pianta originaria dell'Asia tropicale che attraverso il Medio Oriente si è diffusa in Europa, in particolare in Italia e nel sud della Francia e da questi paesi in tutta l'Europa. In America iniziò a diffondersi con le prime spedizioni in quanto, essendo considerata una pianta medicinale, accompagnava sempre i viaggiatori.

CLASSIFICAZIONE BOTANICA

Regno: Plantae
Sottoregno: Tracheobionta (piante vascolari)
Divisione: Magnoliophyta (ex Angiospermae)
Classe: Magnoliopsida (ex Dicotyledones)
Subclasse: Asteridae
Ordine: Lamiales
Famiglia: Lamiaceae
Genere: Ocimum
Specie: vedere il paragrafo "Principali specie"

CARATTERISTICHE GENERALI 

Il mitico Basilico appartiene al genere Ocimum ed alla famiglia delle Labiatae.
E' una pianta originaria dell'Asia tropicale che attraverso il Medio Oriente si è diffusa in Europa, in particolare in Italia e nel sud della Francia e da questi paesi in tutta l'Europa. In America iniziò a diffondersi con le prime spedizioni in quanto, essendo considerata una pianta medicinale, accompagnava sempre i viaggiatori.
Il suo nome deriva dal greco "Basilikos = pianta regale" nome attribuito per la sua bontà come erba aromatica.
E' una pianta annuale erbacea che presenta i fusti eretti che può raggiungere un'altezza di 60 cm.
Le foglie del Basilico sono provviste di picciolo, ovali lanceolate, di dimensioni molto variabili a seconda della specie così come il colore che varia dal verde intenso al verde cupo al viola o al porpora a seconda delle varietà. Le foglie sono ricche di oli essenziali che conferiscono il caratteristico aroma.
I fiori di Ocimum normalmente sono bianchi o rosei riuniti in spighe, bilabiati con il labello superiore lobato.
Fiorisce da giugno fino a tutto agosto.

PRINCIPALI SPECIE
Nel genere Ocimun ritroviamo numerose specie ma quella più coltivata in tutte le parti del mondo è l'Ocimum basilicum.

Ocimum basilicum
L'Ocimum basilicum è sicuramente la specie più coltivata e diffusa della quale esistono diverse varietà:
• Ocimum basilicum varietà Cinnamon, originaria del Messico con i fiori di colore rosa-malva e gli steli di colore bruno. Le foglie di colore verde oliva - marrone, lucenti, con un sapore ed aroma molto speziato che ricorda la cannella;
• Ocimum basilicum varietà Dark Opal simile alla precedente e con un sapore molto speziato;
• Ocimum basilicum varietà Minimum che è il basilico greco, ha un portamento cespuglioso compatto con foglie molto piccole, verdi ed ovali. L?aroma è di media intensità. E' una varietà che si adatta meglio ai climi freddi;
• Ocimum basilicum varietà Purple Ruffles con steli rosso scuro e foglie piegate lungo la nervatura centrale. Molto aromatico;
• Ocimum basilicum varietà Crispum con grandi foglie dalla superficie increspata e dal profumo intenso. E' il basilico più classico che siamo abituati a vedere ed usare;
• Ocimum basilicum varietà Anise che ha una delicata fragranza di anice.

TECNICHE DI COLTIVAZIONE
Le temperature ottimali di coltivazione sono tra i 20 - 25°C ma con un buon tenore di umidità tollera anche temperature più alte. E' una pianta che cresce in pieno sole e può essere coltivata egregiamente sia in vaso che in piena terra. Temperature al di sotto dei 10 °C non sono ben tollerate.

ANNAFFIATURE
Il basilico Va annaffiato generosamente ma facendo attenzione ai ristagni idrici che non sono graditi.

TIPO DI TERRENO-RINVASO
Il rinvaso va effettuato al momento della messa a dimora delle giovani piantine, in primavera.
Non è una pianta particolarmente esigente in fatto di terreni, l'importante è che sia un terreno fertile, a ph neutro e ben drenante in quanto non ama i ristagni idrici.
Considerando che sono piante che devono essere annaffiate molto generosamente e che non tollerano i ristagni idrici, utilizzare dei vasi di terracotta che permettono al terreno di respirare.

CONCIMAZIONE
Se si è usato o è stato trapiantato in un buon terriccio fertile non necessita di concimazioni per la durata del suo ciclo vegetativo.

FIORITURA
Il basilico fiorisce da giugno fino a tutto agosto-settembre.

POTATURA

Alle piantine vanno regolarmente cimati gli apici vegetativi per consentire una crescita più rigogliosa. Essendo una pianta annuale con la fioritura e la conseguente fruttificazione termina il suo ciclo colturale quindi per allungare la sua durata si eliminano i fiori. Se tutto ciò viene fatto regolarmente e se il tempo rimane mite, le piantine possono durare sino al mese di dicembre.

MOLTIPLICAZIONE PER SEMI
Si effettua in marzo - aprile distribuendo i semi in file parallele su un terriccio per semi. Per interrarli in maniera uniforme potete spingeteli sotto il terriccio usando un pezzo di legno piatto. I semi sono di piccole dimensioni quindi non vanno interrati profondamente.
Il vassoio che contiene i semi va tenuto all'ombra, ad una temperatura intorno ai 20°C e costantemente umido (usate uno spruzzatore per inumidire totalmente il terriccio) fino al momento della germinazione.
Per mantenere la temperatura costante se il tempo non è ancora stabile il vassoio va ricoperto con un foglio di plastica trasparente che garantirà una buona temperatura ed eviterà un disseccamento troppo rapido del terriccio. Spruzzare l'acqua nella composta ogni volta che il substrato è sul punto di asciugarsi.
Ogni giorno si toglie la plastica per controllare l'umidità del terreno ed eliminare dalla plastica la condensa.
Una volta che i semi di basilico hanno germogliato si toglie il telo di plastica e via via che le piantine crescono, si aumenta la quantità di luce (mai il sole diretto), e si assicurerà una buona ventilazione. Tra tutte le piantine nate, sicuramente ci saranno quelle meno vigorose rispetto ad altre che vanno eliminatele in modo da dare più spazio alle piantine più robuste.
Le giovani piantine nasceranno dopo 8-15 gg dalla semina. Quando avranno emesso almeno quattro foglie vanno prelevate delicatamente con un piccolo panetto di terra e quindi messe a dimora definitivamente in gruppi di 3 o 4 piantine per vaso. In genere dalla semina alla piantina adulta passa poco più di un mese.
Se la semina viene fatta in un orto è preferibile aspettare ed effettuarla tra aprile e maggio vale a dire quando si è certi che non vi saranno più gelate notturne che potrebbero compromettere la germinazione dei semi di basilico.

PARASSITI E MALATTIE
Il basilico può essere soggetto a diverse malattie sulle quali non ci soffermeremo considerando il suo uso culinario. Si sconsigliano infatti i trattamenti chimici. E' preferibile rinnovare le piantine, considerando il loro basso costo.

PROPRIETA' AROMATICHE
Il responsabile dell'aroma è l'olio essenziale che è costituito, tra l'altro, da: eugenolo, estragolo, linalolo, cineolo, metil eugenoli che a seconda della maggiore o minore quantità di uno di questi componenti si ha un basilico più o meno profumato o con aromi particolari.

RACCOLTA E CONSERVAZIONE
Le foglie di basilico si raccolgono gradualmente, quando necessitano tagliandole con tutto il picciolo.
Le foglie sono normalmente utilizzate per il consumo allo stato fresco. Possono però essere conservate in vari modi: introducendole dentro barattolini di vetro ricoperte da un buon olio di oliva oppure congelate.
Se le foglie si lasciano seccare perdono il loro aroma.

USO IN CUCINA
In quasi tutti i paesi del mondo viene utilizzato in cucina per l'aroma delle sue foglie per insaporire le pietanza.

CURIOSITA'
Il basilico era conosciuto fin dall'antichità oltre che per il suo aroma anche per le sue proprietà medicinali tanto che lo stesso Plinio il Vecchio lo cita nei suoi testi come pianta dalle capacità afrodisiache.

Merita di essere citato un delizioso sonetto in romanesco di Aldo Fabrizi sul basilico che sintetizza egregiamente le sue qualità:

A parte che er basilico c'incanta
perchp profuma mejo de le rose,
cià certe doti medicamentose
che in tanti mali so' 'na mano santa.
Abbasta 'na tisana de 'sta pianta
che mar de testa, coliche ventose,
gastriti, digestioni faticose
e malattie de petto le strapianta.
Pe' via de 'sti miracoli che ho detto,
io ciò 'na farmacia sur terrazzioni,
aperta giorno e notte in un vasetto.
Dentro c'è 'no speziale sempre all'opera,
che nun pretenne modulo e bollino
e nun c'è mai pericolo che sciopera.

In india è pochissimo utilizzato in cucina e viene coltivato un tipo particolare chiamato TULSI O TULASI (che è l'Ocimum sanctum = basilico santo) che vuol dire "incomparabile" del quale gli Indù hanno molto rispetto.
E' considerata infatti una pianta sacra nella quale viene identificata Lakshmi, sposa di Vishnù, dea della bellezza e dell'armonia che viene invocata per proteggere il corpo ma soprattutto per concedere figli a chi li desidera. Inoltre si crede che apra le porte dei cieli e per questo motivo ad una persona morente si pone una foglia di basilico sul petto e dopo la morte si lava la testa con acqua contenente semi di lino e basilico.
E' molto utilizzato nella medicina ayurveda come un elisir di lunga vita ed utilizzato per numerose patologie.

 

Cedrina

cedrinaLippia citriodora

Originaria dell'America sud occidentale. Comprende 120 specie di piante erbacee e arbusti semirustici con foglie decidue e fiori delicati.
La specie può essere piantata in piena terra solo nelle regioni a clima
invernale mite, nelle altre regioni deve essere coltivata in vaso, in luoghi riparati durante l'inverno
Dimensioni: può raggiungere m 1,50 di altezza e un diametro di m 1,2

LE FOGLIE
E' un arbusto a foglie decidue lanceolate di colore verde chiaro, che emanano un profumo simile a quello della melissa e della citronella;
In cucina si usano con moderazione per dare sapore di limone alle vivande, in medicina sono curative in caso di flatulenza e indigestioni, possono essere usate anche come sedative e per preparare tisane da bere alla sera.
Il profumo emanato dalle foglie può durare anni e sono quindi un ottimo ingrediente per i pot-pourri.

ESPOSIZIONE
Necessita di esposizione soleggiata e riparata, preferibilmente contro un muro esposto a sud.

TERRENO
Si coltivano in terra da giardino ben drenata e sabbiosa.

TEMPERATURA
Nelle regioni a clima freddo si consiglia di coltivarla in contenitori che in autunno verranno trasportati all'interno, altrimenti disporre fogli di plastica intorno alle piante facendo in modo che non vengano a contatto con i rami. Nelle zone a clima caldo possono essere coltivati all'aperto, mentre nelle zone più fredde le piante devono essere protette.

ANNAFFIATURE
Abbondanti da maggio a ottobre, sempre frequenti in modo che il terreno non sia mai asciutto, d'inverno deve essere appena umido.

FERTILIZZAZIONE
Somministrare un fertilizzante completo in aprile - agosto.

MOLTIPLICAZIONE
In luglio si prelevano dai rami e dal fusto talee di circa otto centimetri, che si piantano in un miscuglio di torba e sabbia in parti uguali. Le talee radicate si piantano nel maggio successivo.

PARASSITI E MALATIE
Se gli apici delle foglie e dei germogli appassiscono significa che la pianta soffre la siccità.
E' importante tenere il terreno ben drenato perché i ristagni d'acqua provocano l'ingiallimento delle foglie.

Corbezzolo

corbezzoloArbutus unedo

Il corbezzolo, nome scientifico Arbutus unedo, appartiene alla famiglia delle Ericaceae diffuso in tutte le regioni a clima mediterraneo e non solo. Si ritrova infatti anche alle Canarie, in Marocco ed in Irlanda.
Si tratta di una pianta arbustiva sempreverde che può diventare un vero e proprio albero alto anche 10 m. I rami presentano la corteccia rossastra e le foglie sono ovali con i margini seghettati, di colore verde scuro e coriacee.
Fiorisce in autunno avanzato producendo dei fiori bianchi riuniti in grappoli dai quali si orginano i frutti l'anno sucessivo. Infatti nella pianta sono presenti contemporaneamente i fiori dell'annata in corso con i frutti derivati dai fiori dell'anno precedente. I frutti che sono delle bacche globose, di colore rosso vivo a maturità e commestibile che contengono al loro interno dai 4 ai 6 semi ovali lanceolati di colore scuro.

PROPRIETA'
 
Le proprietà del corbezzolo sono da ricercare soprattutto nelle foglie. I frutti, i fiori e le radici hanno anche loro proprietà curative anche se in maniera meno accentuata.
Le foglie contengono varie sostanze: derivati fenolici quali l'arbutoside o arbutina e la monotropeina, unedoside, asperuloside, geniposide, ecc. tutti derivati fenolici; numerosi tannini; resine; steroli e gomme.
Il frutto contiene per circa il 10-20% zuccheri, pectine, arbutina, triterpeni, luppolo, vari steroli, pigmenti, flavonoidi, vitamine, ecc.
I suoi utilizzi a scopi terapeutici sono molteplici: astringente ed antidiarroico; antinfiammatoria nei confronti del fegato, delle vie biliari e di tutto l'apparato circolatorio; antispasmodico dell'apparato digerente e delle vie biliari; diuretico, antisettico e antinfiammatorio delle vie urinarie.
Le foglie e la corteccia, data la grande quantità di tannini che contengono vengono usate per la concia delle pelli.
Anche il miele di corbezzolo ha delle ottime proprietà infatti ha proprietà balsamiche, antispasmodiche, antisettiche e diuretiche.

PARTI UTILIZZATE DELLA PIANTA

Le parti utilizzate del corbezzolo sono principalmente le foglie, quelle dell'anno che sono portate dai rami terminali più giovani e possono essere raccolta in qualunque periodo anche se d'estate presentano il massimo delle proprietà balsamiche.
I frutti vanno invece raccolti maturi, quindi a novembre-dicembre come le radici.

COME SI UTILIZZA

Le foglie una volta raccolte vanno essicate in ambienti bui e caldi e conservate in sacchetti di carta in luoghi bui ed asciutti.
Il decotto della radice può essere usato nell'artesclerosi.
L'infuso delle foglie per le affezioni delle vie urinarie, dei reni, nei casi di febbre e diarrea e per tutte le altre indicazioni.
Il decotto di foglie come astringente usato come tonico sulla pelle.

CURIOSITA'

Il suo nome "arbutus unedo" deriverebbe probabilmente dal celtico. Infatti "ar" in celtico vuol dire "acerbo, astringente" mentre "unedo" è il nome che veniva usato nell'antichità che probabilmente deriverebbe dalle tre parole latine "unu tantum edo" "ne mangio uno soltanto" per indicare che non bisognava esagerare e cedere in tentazione data la gradevolezza dei suoi frutti che se mangiati in quantità eccessiva davano senso di nausea e stitichezza.

AVVERTENZE 

Con le foglie ed i frutti del corbezzolo non si deve eccedere perchè in quantità eccessive possono provocare stitichezza.

LINGUAGGIO DEI FIORI E DELLE PIANTE

Il corbezzolo ha ispirato storie e leggende fin dai tempi più antichi.
Nel linguaggio dei fiori e delle piante i suoi fiori bianchi hanno rappresentato l'ospitalità.
I toscani usano l'espressione "corbezzoli" come esclamazione di meraviglia per sostituire una parola, riferita all'attributo maschile, usata come esclamazione di meraviglia e stupore.

Coriandolo

coriandolo2Coriandrum sativum L.

Il coriandolo è una pianta che produce una spezia molto diffusa nei paesi orientale ma che trova largo impiego anche in Europa.

CLASSIFICAZIONE BOTANICA
Regno: Plantae
Sottoregno: Tracheobionta (piante vascolari)
Divisione: Magnoliophyta (ex Angiospermae)
Classe: Magnoliopsida
Subclasse: Rosidae
Ordine: Apiales
Famiglia: Apiaceae
Genere: Coriandrum
Specie: Coriandrum sativum L.

CARATTERISTICHE GENERALI

Il coriandolo, nome scientifico Coriandrum sativum L. è una pianta molto utilizzata come spezia, appartenente alla grande famiglia delle Apiacee dove ritroviamo specie importanti quali il prezzemolo l'anice verde e l'angelica. E' una pianta annuale che si suppone sia originaria del Medio Oriente o forse del nord Africa da dove si sarebbe diffusa, sfuggendo alla coltivazione, in tutto il bacino del Mediterraneo, in Asia ed anche in America.

E' una pianta non più alta di 60-70 cm, con radice a fittone, fusto eretto e liscio, con foglie molto profumate e diverse a seconda della loro posizione nella pianta: quelle poste più in basso sono provviste di un lungo picciolo, quasi intere o suddivise in tre piccole foglioline dentate mentre quelle poste nella parte più alta della pianta sono bi o tripennatosette non dentellate.
I fiori compaiono all'inizio dell'estate, sono di colore rosato - bianco e riuniti in infiorescenze ad ombrella.coriandolo1
Il frutto è di piccole dimensioni e ricorda una piccola sfera (comunemente chiamato seme), di colore giallastro e ricco di scanalature che è la spezia che tutti noi conosciamo (comunemente chiamato seme).

TECNICA COLTURALE

Il coriandolo è una pianta che non ha particolari esigenze colturali crescendo senza problemi un po' ovunque nelle regioni a clima temperato.
L'epoca di semina varia a seconda della zona di coltivazione: all'inizio della primavera nelle zone a clima temperato mentre in primavera inoltrata nelle zone a clima freddo. In ogni caso è bene seminare in zone soleggiate (se piantato in pieno campo in file distanti 50-60 cm mentre lungo la fila la distanza deve essere di circa 20 cm), utilizzando terreni sciolti, ben drenanti e ad una profondità di circa 2 cm.
La pianta inizia a fiorire a partire dalla primavera inoltrata e da luglio e fino a settembre si iniziano ad estirpare le piante per raccogliere i frutti.
In considerazione del fatto che le piante fresche emanano un odore non molto gradevole è preferibile piantarle non troppo vicino all'abitazione o nei luoghi di passaggio.

PROPRIETA' AROMATICHE 

Del coriandolo, per le sue proprietà aromatiche, si possono utilizzare sia le foglie che i semi. Le foglie sono usate prevalentemente nei paesi orientali e nelle americhe mentre non sono usate in Europa dove invece si usano quasi esclusivamente i frutti per aromatizzare vari tipi di pietanze.
I frutti di coriandolo sono anche usati nell'industria farmaceutica per aromatizzare i medicinali e nell'industria erboristica per aromatizzare soprattutto i lassativi.
Ha un aroma talmente forte che se si masticano i frutti, riescono a neutralizzare anche l'aroma dell'aglio.
I frutti vanno consumati secchi in quanto freschi hanno un odore molto sgradevole che perdono con l'essicazione acquistando l'aroma caratteristico del coriandolo.

RACCOLTA E CONSERVAZIONE DEL CORIANDOLO

coriandolo3I frutti (popolarmente chiamati semi) di coriandolo si raccolgono, nei climi mediterranei, a luglio, quando maturano ed iniziano ad assumere una colorazione marrone chiaro. Si estirpano direttamente le piante che si legano in mazzi e si mettono ad essiccare appese a testa in giù in luoghi ventilati, bui ed asciutti. Una volta essiccate si percuotono su dei teli per far cadere i frutticini che dovranno essere successivamente ripuliti dalla polvere e dai residui della battitura. I frutti così ottenuti vanno conservati al buio in barattoli a tenuta ermetica.
Non è una spezia che può essere conservata per lungo tempo in quanto perde abbastanza rapidamente il suo aroma.

PROPRIETA' MEDICINALI

Al coriandolo sono attribuite diverse proprietà medicinali grazie al suo olio essenziale che contiene linalolo, geraniolo, acido acetico, acido decilico, borneolo e pineni, acido caffeico, tannini oltre che una discreta quantità di vitamina C. Grazie ai suoi componenti la sua azione si esplica come antisettico, antispasmodico, stimolante, digestivo e carminativo (riduce la flatulenza).
Il succo estratto dalle sue parti verdi ha un effetto inebriante simile a quello provocato da un eccesso di vino.

USO IN CUCINA

Nei paesi europei si usano esclusivamente i frutti secchi del coriandolo (impropriamente chiamati semi) per il loro aroma fresco e gradevole, dolciastro e piccantino, utilizzati per aromatizzare pietanze a base di carne, pesce, insaccati, bolliti, selvaggina, sottaceti, verdure e nella preparazione di diversi liquori.

Nei paesi orientali quali ad esempio India, Giappone, Cina ed anche in America oltre ai frutti si usano anche le foglie di coriandolo fresche e tritate, come se fosse prezzemolo, che conferiscono ai cibi un sapore amaro e piccante.
Nella cucina europea non è una spezia largamente utilizzata mentre è fondamentale (tipo il nostro prezzemolo) nella cucina medio orientale soprattutto araba ed indiana entrando, tra l'altro nella composizione del curry (miscela di spezie di origine indiana) e del chutney (salsa vegetale tipica della cucina indiana, piccante, densa, a base di frutta, spezie e ortaggi). Anche in Messico e nella tradizione sud americana il coriandolo è molto utilizzato.

CURIOSITA'
Il nome "coriandolo" deriva dal greco "koris = cimice" per il fatto che la pianta fresca ha un odore molto sgradevole che ricorda quello delle cimici verdi.
Nel 1500 era nata l'usanza di rivestire i frutti di coriandolo con dello zucchero colorato ottenendo in questo modo dei piccoli confetti variopinti. E' da questa tradizione che derivano i coriandoli di carta usati a carnevale per la gioia dei grandi e dei piccini.
ll coriandolo nel libro "Le mille e una notte" è ricordato come pianta afrodisiaca per il fatto che il succo delle parti verdi provoca uno stato di ebrezza simile a quello provocato dal vino.
Frutti di coriandolo sono stati trovati nelle tombe dei faraoni egizi presso i quali godeva grande considerazione.

AVVERTENZA

L'essenza di coriandolo va usata con molto moderazioni in quanto a dosi elevate può causare problemi nervosi, gastrointestinali e ai reni. Si consiglia di prenderlo sotto stretto controllo medico.

 

Datura

daturaDatura stramonium L. subsp. Stramonium

Pianta annua, erbacea che presenta un 'elevata variabilità, cespugliosa, pubescente, con radice a fittone, fusiforne, fusti eretti, cilindrici, talvolta cavi, generalmente con ramificazione dicotoma, glabri o pubescenti, da giovani con glandule rossastre; altezza 30-120 cm.

Le foglie, dall'odore sgradevole e di notevoli dimensioni, sono picciolate, alterne, ovate, acute all'apice, con base troncata con nervi principali prominenti, la pagina superiore di colore verde scuro, quella inferiore verde chiaro e glabra; il margine è dentato-frastagliato. Il picciolo è generalmente percorso da una fila di peli nella parte superiore e da giovane presenta alcune glandule rossastre.

I fiori isolati, sono situati all'ascella delle ramificazioni o all'estremità dei rami; hanno corti peduncoli caliceun po' rigonfio in basso, tuboloso, pubescente, a 5 sepali con lobi saldati. La corolla che esternamente è glabra, è bianca, raramente violetta, lunga 6÷10 cm, imbutiforme; prima della fioritura è racchiusa pieghettata a ventaglio all'interno del bocciolo, con 5 lobi lesiniformi divergenti; 5 stami della stessa lunghezza. L'ovario ha un lungo stilo e stimma bifido.

I frutti sono capsule ovali, pubescenti con corti peli e a volte con glandule rossastre, divise in 4 logge, irte di aculei lunghi 5÷15 mm ± eguali fra loro, glabri o pubescenti alla base; al loro interno sono contenuti numerosi semi reniformi, neri e rugosi (ca.3 mm).

datura2Tipo corologico:
Cosmop. - In tutte le zone del mondo, senza lacune importanti.
Americ. - America.

Antesi: luglio-ottobre

Distribuzione in Italia: Esotica naturalizzata originaria dell'America tropicale. Naturalizzata in tutto l'emisfero boreale, diffusa in Europa dagli zingari che la usavano come pianta medicinale; in Italia è presente in tutto il territorio.

Habitat: Specie nitrofila e ruderale, frequente negli incolti, arenili, infestante delle culture cerealicole e del tabacco.0÷900 m s.l.m.

Etimologia: Il nome del genere deriva dall'indiano “dhatura” = mela spinosa, per i frutti spinosi; l'epiteto specifico è di origine incerta, forse da "sólor" io consolo, essendo pianta che provoca euforia e che quindi consola.

PROPRIETA' ED UTILIZZI

Specie officinale tossica

Costituenti principali: alcaloidi a nucleo tropanico, josciamina, scopolamina, atropina, nicotina, flavonoidi e cumarina, tannino, gomma, materie grasse, sali di calcio e di potassio.

Erba amara altamente tossica, la maggiore concentrazione di tossine si trova nei semi, ma esse sono presenti anche nelle rimanenti parti della pianta; ha proprietà narcotiche, ipnotiche, antidolorifiche, sedative ed allucinogene.
Per uso interno in caso di asma e morbo di Parkinson.
Attenzione: in eccesso provoca capogiro, secchezza delle fauci, tachicardia, allucinazioni e coma.
Per uso esterno in caso di fistole, accessi e forti nevralgie.
Utilizzata per produrre sigarette antiasmatiche.
L'uso dello Stramonio nella medicina popolare, è stato quasi completamente abbandonato, perché sostituito da farmaci più efficaci e meno pericolosi
Quest'erba e i suoi alcaloidi sono soggetti a restrizioni in molti paesi.

CURIOSITA'
L'origine di questa pianta è controversa, alcuni la collocano in Asia, altri nel Centro America; quello che è certo è che in America era conosciuta dalle tribù indigene che fin dai tempi più remoti, la utilizzavano nei riti iniziatici e in altri tipi di cerimonie religiose per indurre stati di euforia ed esaltazione.

Diverse specie di Datura sono state e continuano ad essere utilizzate da numerose tribù dell'America settentrionale e centrale nel corso di riti iniziatici religiosi e magico-divinatori. Gli Aztechi conoscevano e coltivavano alcune specie di Datura, che chiamavano con i nomi di tolohua, toloatzin e toloache.

La storia del rapporto fra l'uomo e i suoi stati modificati di coscienza dimostra come alcuni comportamenti accompagnino l'uomo da sempre, la Datura è una delle piante che proprio per questo motivo, accompagna il genere umano praticamente da quando ne furono scoperte le proprietà allucinogene e narcotizzanti.

Nel Manoscritto Badianus (1552), probabilmente il primo erbario scritto ed illustrato in America dopo la conquista, da 2 farmacisti aztechi educati da sacerdoti spagnoli, rivela che gli aztechi usavano fra le altre erbe, anche lo Stramonio.

Varie specie di Datura compaiono nel Manoscritto Badianus, l'impiego viene prescritto per numerosi disturbi.

Gli aztechi utilizzavano D. stramonium come narcotico contro i dolori al fianco, nella cura di infezioni o ascessi alle orecchie, come cataplasma applicato dopo aver inciso un ascesso ghiandolare, contro i dolori della regione pubica, come unguento per curare le fenditure della pianta del piede, come impiastro contro le ulcere e le pustole su tutto il corpo.

Pitture rupestri datate fra i 3000 e i 4000 anni fa, rinvenute lungo le sponde del fiume Pecos nel Texas, rappresentano motivi vegetali che sono stati identificati come stilizzazioni di frutti spinosi di datura. Oltre il 50% delle figure di sciamani dell'arte del fiume Pecos è associato a questo motivo vegetale.

Nell'800 questa pianta venne reputata da esponenti della medicina ufficiale, antispasmodica, utile contro il ballo di S. Vito e il tetano.

In tempi più recenti gli indiani rappahnnock della Virginia pestavano i semi o le foglie dello Stramonio, miscelandoli con grasso o lardo per ottenere un cataplasma contro il morso dei serpenti. Inoltre riscaldavano le foglie e le applicavano contro il prurito ai piedi o le fumavano in caso di respiro affannoso.

Questa che è fra le più rinomate piante della stregoneria medioevale veniva chiamata "erba del diavolo", "erba dei demoniaci", "erba delle streghe". Veniva utilizzata da parte di sciamani e stregoni, che erano un pò cerusici, un pò scienziati e un pò capi religiosi, per le proprietà narcotiche e allucinogene che provocavano visioni fantastiche e per il presunto potere afrodisiaco, essi usavano bruciare la pianta per poterne inalare i vapori.

È stata anche definita "pianta dei ladri"e in India era nota come "il ciuffo di Shiva", il dio della distruzione.

Si racconta che i briganti usassero mettere semi di Stramonio in alcuni liquori, facendo bere questa mistura alle loro vittime, che si trovavavo completamente prive di volontà e disposte a raccontare segreti che diversamente non avrebbero mai rivelato.

Thomas Jefferson ( Presidente degli U.S.A.) fu testimone del fatto che all'epoca di Robespierre i francesi condannati alla ghigliottina, preparavano con lo stramonio un veleno che causava una morte rapida, evitando così di finire sul patibolo.

Erba cipollina

erbacipollina1Allium schoenoprasum L.

L'erba cipollina oltre ad essere apprezzata come aromatica è anche utilizzata come pianta ornamentale grazie alle sue foglie slanciate e alle sue caratteristiche infiorescenze. La ritroviamo spontanea in numerose parti d'Italia, soprattutto nelle zone umide e ricche di sostanza organica, fino a 2500 metri di altitudine.
 
CLASSIFICAZIONE BOTANICA
Regno: Plantae
Sottoregno: Tracheobionta (piante vascolari)
Divisione: Magnoliophyta (ex Angiospermae)
Classe: Liliopsida - (ex Monocotyledones)
Subclasse: Liliidae
Ordine:Asparagales
Famiglia: Amaryllidaceae
Genere: Allium
Specie: Allium schoenoprasum L.
Nomi comuni: Erba cipollina, Aglio ungherese, Aglio cipollino, Porro sottile, Cipolla porraia, Erba di provenza

CARATTERISTICHE GENERALI
L'erba cipollina, nome scientifico Allium schoenoprasum della famiglia delle Amarillidaceae, è una pianta perenne, bulbosa, frequente nei luoghi umidi, originaria delle zone temperate-fredde dell'Europa, dell'Asia e del nord America.
Si tratta di una pianta alta fino a 25 cm che tende a formare dei grandi cespugli. E' provvista di un bulbo ovale avvolto da diverse tuniche di consistenza cartacea di colore bruno che a maturità risulta
formato da numerosi bulbilli (spicchi) .
Le foglie in numero di 3-4 per singola pianta sono di forma cilindrica, cave, prive di peli e guainanti alla base lo scapo fiorale. Sono molto aromatiche e se tagliate emanano un aroma simile a quello delle foglie della cipolla o del porro. Durante il periodo invernale si seccano per poi riemergere con l'arrivo dei primi caldi.
I fiori, si formano alla sommità di un unico scapo fiorale che si erge nel centro delle foglie e raggiunge una altezza anche di 40 cm. I fiori sono ermafroditi, di colore dal rosa chiaro al rosa scuro e riuniti in infiorescenze apicali ad ombrella assumendo una forma globosa.
Il frutto dell'erba cipollina è una capsula che sviluppa al suo interno 1-2 semi nerastri.

TECNICA COLTURALE
L'erba cipollina è rustica, poco esigente, che non richiede particolare attenzioni. Cresce bene sia nelle zone soleggiate che in quelle in leggera ombra.

ANNAFFIATURA
E' una pianta che va annaffiata abbondantemente soprattutto nel periodo estivo facendo attenzione a non lasciare ristagni idrici nel terreno.

TIPO DI TERRENO - RINVASO
Cresce bene un po' ovunque ma preferisce terreni freschi, leggeri, di medio impasto, sciolti e ben drenanti.

CONCIMAZIONE
Ogni anno, verso la fine dell'inverno, si interra del concime organico ben maturo che sarà sufficiente per tutta la stagione di crescita.

FIORITURA
L'erba cipollina fiorisce a partire dal mese di maggio. Se viene allevata come aromatica (quindi per l'utilizzo prevalente delle foglie), è preferibile eliminare i fiori non appena si formano per evitare che portino via eccessive sostanze nutritive alla pianta.

MOLTIPLICAZIONE
La moltiplicazione dell'erba cipollina può avvenire per seme ma principalmente per divisione della pianta, all'inizio dell'autunno, in ottobre. Si toglie la pianta dal terreno e si divide in 4-5 parti contenente ciascuna 4-5 bulbilli, a seconda delle dimensioni della pianta madre e ciascuna porzione si mette a dimora o in singoli vasetti o in piena terra a circa 30 cm di distanza l'una dall'altra.

erba cipollinaPARASSITI E MALATTIE
Non è particolarmente soggetta ad attacchi parassitari.

PROPRIETA' AROMATICHE
L'erba cipollina, come tutte le piante appartenenti al genere allium, contiene l'alliina, una sostanza inodore che per azione dell'enzima alliinasi, che si libera con la rottura dei tessuti, trasforma l'alliina in allicina, un composto dal profumo pungente, il classico profumo di cipolla.
L'allicina viene degradata con la cottura.

RACCOLTA E CONSERVAZIONE
Dell'erba cipollina si usa tutta la pianta: fiori, foglie e bulbilli. In particolare le foglie si tagliano quando sono pienamente sviluppate, recidendole alla base. Mediamente si possono effettuare 3-4 tagli per stagione. La pianta continuerà a ricacciare fino al sopraggiungere dei primi freddi quando la parte aerea appassirà e scomparirà per tutto l'inverno per ricrescere con l'arrivo della bella stagione. Il taglio ripetuto delle foglie garantirà una buona ricrescita delle foglie stesse ed impedirà la fioritura (se si coltiva la pianta solo per utilizzare le foglie) che toglierebbe aroma e forza alle foglie.

Le foglie con l'essicazione perderebbero tutto il loro aroma a causa della loro consistenza acquosa e della loro struttura cava, poco consistente. Si utilizzano pertanto fresche al più è possibile surgelarle anche se perdono ugualmente gran parte delle loro caratteristiche aromatiche ed organolettiche.

PROPRIETA' MEDICINALI
I tessuti dell'erba cipollina sono ricchi di sali minerali (zolfo, calcio, fosforo, ferro e potassio), vitamine (gruppo B, PP, A e C), flavonoidi, carboidrati, fibre, proteine, grassi, composti organici solforati quali alliina e alliacina, acido glicolico, polifenoli e antocianine nei fiori.
Ha proprietà antiossidanti, antisettiche e battericide e pertanto può essere utilizzata per fare cataplasmi per curare l'acne, le punture di insetti, per le scottature e le screpolature. E' stato inoltre dimostrato che gli estratti soprattutto delle foglie hanno spiccate proprietà diuretiche, vasodilatatrici, ipotensive, antiossidanti, antiscorbutiche, espettoranti, cardiotoniche e stimolanti, cicatrizzanti, digestive, lassative e carminative, emollienti e revulsive.

USO IN CUCINA
Dell'erba cipollina si possono utilizzare tutte le parti della pianta: foglie e bulbi. Si possono usare anche i fiori anche se sono meno aromatici delle altre parti.
Ha un aroma molto delicato che ricorda quello della cipolla, ma molto meno pungente e acre e per questo motivo è utilizzato per quelle pietanze particolarmente delicate dove il gusto dell'aglio o della cipolla sarebbe eccessivo.
Le foglie possono essere usate come complemento nelle insalate, per insaporire minestre, per aromatizzare la carne, per condire formaggi molli e salse. In genere si aggiunge ai cibi a fine cottura in quanto, essendo i tessuti molto delicati, non reggerebbe una cottura prolungata.
Spesso le foglie dell'erba cipollina, data la loro forma allungata e grazie alla loro elasticità sono usate per legare involtini.

CURIOSITA'
Non si è certi dell'etimologia del nome "allium" che già veniva usato dagli antichi romani. Si pensa che possa derivare dal latino “allium=aglio” la cui origine è però ignota e in merito si fanno solo innumerevoli supposizioni: secondo alcuni deriverebbe dal celtico “all = caldo, bruciante” in riferimento al sapore ed all'odore acre e pungente; secondo altri dal greco "άλλεσθαι (allesthai) = saltar fuori" riferendosi al fatto che le foglie, quando riprendono la loro crescita con l'arrivo della bella stagione, sembrano proprio balzar fuori dal terreno; secondo altri dal greco "άλέω (aleo) = fuggire" riferendosi all'odore repellente che non è gradito a numerosi animali, uomo compreso; secondo altri deriverebbe dalla parola greca άγλιθας (aglithas) termine con il quale i greci chiamavano gli spicchi d'aglio.
Il nome della specie "schoenoprasum" deriverebbe dal greco "schoenos (σχοϊνος)=giunco" e "πράσον(prasos) = porro” per il fatto che le foglie rassomigliano a quelle dei giunchi ed il loro aroma a quello del porro.
Il nome comune "erba cipollina" sembrerebbe derivare dal latino cepulla, diminutivo di cepa (cipolla) quindi "piccola cipolla".

In alcune regioni l'erba cipollina è una specie protetta (Friuli Venezia Giulia, art. 6 della L.R. n° 34 del 3 giugno 1981, "Norme per la tutela della natura e modifiche alla legge regionale 27 dicembre 1979, n. 78"): è consentito raccogliere 1kg al giorno di parti eduli fresche.
Probabilmente a causa del suo aroma, è considerata da un punto di vista magico, una pianta protettrice.

Lavanda

lavanda

Lavandula

La lavanda è una pianta molto rustica, che ben si adatta alle diverse situazioni pedo-climatiche e cresce spontanea nell'Italia meridionale e la ritroviamo nei terreni aridi e sassosi a formare dei bellissimi cespugli.

CLASSIFICAZIONE BOTANICA
Regno: Plantae
Sottoregno: Tracheobionta (piante vascolari)
Divisione: Magnoliophyta (ex Angiospermae)
Classe: Magnoliopsida (ex Dicotyledones)
Subclasse: Asteridae
Ordine: Lamiales
Famiglia: Lamiaceae (ex Labiatae)
Genere: Lavandula

CARATTERISTICHE GENERALI
Il genere Lavandula appartiene alla famiglia delle Lamiaceae e comprende una trentina di specie originarie dei Paesi dellavanda officinalis Mediterraneo. Il nome generico "lavanda" con il quale siamo abituati a chiamare queste piante è stato recepito letteralmente nella lingua italiana dal gerundio latino "lavare" (che deve essere lavato) per alludere al fatto che questa specie era molto utilizzata nell'antichità (soprattutto nel Medioevo) per detergere il corpo.
La lavanda è una pianta molto rustica, che ben si adatta alle diverse situazioni pedo-climatiche e cresce spontanea nell'Italia meridionale e la ritroviamo nei terreni aridi e sassosi a formare dei bellissimi cespugli. Sono piante perenni, sempreverdi di piccole dimensioni raggiungendo infatti al massimo un'altezza di un metro. Le foglie sono lineari, lanceolate, strette, di un caratteristico colore verde-grigio. Le infiorescenze, portate da lunghi steli, sono delle spighe. Ciascuna spiga contiene un numero variabile di fiori molto profumati e con aroma variabiale a seconda della specie. Il frutto della lavanda è un achenio che contiene al suo interno un solo seme.
 
PRINCIPALI SPECIE

Esistono numerose specie di Lavanda tra le quali ricordiamo:

LAVANDULA SPICA o LAVANDULA OFFICINALIS
La lavandula officinalis o spica è sicuramente una delle piante più insolite e particolari della nostra flora. Originaria dei Paesi del Mediterraneo è una pianta a portamento eretto che arriva anche ad un metro di altezza. I rami sono quadrangolari provvisti di foglie lineri di colore grigio-verde. I fiori si formano d'estate portati da delle infiorescenze terminali lunghe fino a 10 cm, di colore azzurro-grigiastro e molto profumati. Tutte le parti verdi della pianta sono ricoperte da una fitta peluria.

lavanda stoechasLAVANDULA STOECHAS
La Lavandula stoechas abbonda soprattutto nei terreni silicei, caratterizzata dall'avere i fiori che si formano lungo e spighe fiorali con alla sommità un ciuffo di bratteee viola che persistono anche dopo la caduta dei fiori.I fiori sono molto profumati e si formano a partire dalla primavera e per tutta l'estate. Le foglie sono molto strette e lineari e ricoperte da una fitta peluria.
 
LAVANDULA LATIFOLI
lavanda latifolia
La Lavandula latifolia è più grande come specie rispetto alle altre, con le foglie verdi ricoperte da una fitta peluria e fiori di colore azzurro pallido con un aroma canforato. Non è molto diffusa allo stato spontaneo ed il suo profumo è meno apprezzato rispetto alle altre specie.

LAVANDULA ANGUSTIFOLIA
lavanda angustifoliaLa Lavandula angustifolia è una pianta originaria dei paesi del Mediterraneo ed è una pianta particolarmente adatta a formare siepi basse o bordure di viali. Ha le foglie tipiche della specie solo più strette e di un verde più intenso. I fiori sono portati da spighe lunghe fino a 6 cm di colore azzurro, molto profumati che si schiudono d'estate. Di questa specie esistono in commercio numerosissime varietà con i fiori variamente colorati dal rosso, al bianco, al blu.

LAVANDULA DENTATA
La lavandula dentata tipica dei Paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo presenta foglie opposte, pelose lavanda dentatacon i margini dentati e con le foglie che si presentano verdi sulla pagina superiore e grigiastre sulla pagina inferiore. I fiori vengono prodotti d'estate e sono di colore blu-violetto. Esistono numerosi ibridi, chiamati "Lavandini", maggiormente coltivati rispetto alle specie pure in quanto hanno degli alti rendimenti in oli essenziali perchè di maggiore sviluppo vegetativo e con steli ed infiorescenze molto più grandi. Tra questi ricordiamo: Lavandula hybrida, ibrido naturale e sterile di Lavanda officinalis e Lavandula spica molto utilizzato per la produzione di oli essenziali.

TECNICA COLTURALE
La lavanda è una specie rustica ma le esigenze ambientali sono leggermente differenti a seconda delle diverse specie ad esempio la Lavandula angustifolia è molto più resistente al freddo rispetto alle altre specie. Sono in ogni caso piante che vivono in pieno sole e non hanno particolari esigenze.

ANNAFFIATURA
La lavanda non gradisce terreni particolarmente umidi per cui tra un'irrigazione e l'altra è opportuno attendere che il terreno si sia asciugato.

TIPO DI TERRENO - RINVASO
La lavanda prediligono terreni ben drenati, in quanto non tollerano i ristagni idrici. I terreni non devono essere particolarmente fertili nè acidi o tendenzialmente acidi. Preferiscono terreni argillosi e si adattano bene ai terreni alcalini.

CONCIMAZIONE
E' bene eseguire delle concimazioni bilanciate all'inizio della primavera.

FIORITURA
L'epoca di fioritura della lavanda è variabile da specie a specie e va dalla primavera all'estate. I fiori sono riuniti in infiorescenze a spiga, portate da lunghi steli. Ciascuna spiga contiene un numero variabile di fiori molto profumati e con aroma variabiale a seconda della specie.

POTATURA
La lavanda, quando termina la fioritura deve essere potata per eliminare tutti gli steli fioriferi e per cimare le piante. Le piante un po' debilitate e poco compatte possono essere sottoposte ad una potatura più drastica, in modo da lasciare solo pochi cm di stelo. In questo modo la pianta di lavanda crescerà più rigogliosa e rinvigorita stimolando lo sviluppo di nuovi germogli. Abbiate cura che l'attrezzo che usate per il taglio sia pulito e disinfettato (preferibilmente alla fiamma) per evitare di infettare i tessuti.

MOLTIPLICAZIONE
La Lavanda si propaga per talea. Quando termina la fioritura della lavanda, alla fine dell'estate, si possono prelevare dai rami non fioriferi di un anno, delle talee lunghe circa 10-15 cm con una parte legnosa. Si raccomanda di tagliare con una lametta o con un coltello affilato per evitare le sfilacciature dei tessuti avendo cura che l'attrezzo che si usa per il taglio sia pulito e disinfettato (preferibilmente alla fiamma) per evitare di infettare i tessuti.lavanda moltiplicazione
Dopo aver eliminato le foglie poste più in basso, si immerge la parte tagliata in una polvere rizogena per favorire la radicazione. Successivamente si sistemano le talee in una composta formata da una parte di torba ed una di sabbia grossolana. Si fanno dei buchi con una matita, tanti quante sono le talee e si sistemano come indicato nella foto. Avere cura successivamente di compattare delicatamente il terriccio.

La cassetta o il vaso si ricoprono con un foglio di plastica trasparente (o un sacchetto messo a cappuccio) avendo cura di tenere il terriccio sempre leggermente umido (annaffiare sempre senza bagnare la piantina in radicazione con acqua a temperatura ambiente). Ogni giorno togliete la plastica, controllate l'umidità del terreno ed eliminate dalla plastica la condensa.

Una volta che iniziano a comparire i primi germogli , vuol dire che la talea ha radicato. A quel punto si toglie la plastica e si trasferiscono, in piccoli vasi di terracotta (se le avete fatte radicare in cassette), che si collocano in un luogo al riparo dal freddo e dalle correnti d'aria e in buona luce.

Le nuove piantine di lavanda si pianteranno nella primavera successiva.

PARASSITI E MALATTIE

Macchie chiare sulle foglie
Questo sintomo potrebbe significare che nella vostra lavanda c'è in corso un attacco di Septoria spp., un fungo particolarmente dannoso. Rimedi: si può combattere, eliminando le parti infette, arieggiando l'ambiente e diminuendo l'umidità. Se è molto diffusa si può ricorrere a trattamenti con fungicidi specifici facilmente reperibili da un buon vivaista.
 
Marciumi radicali e basali
I marciumi radicali e basali possono essere provocati da diverse specie di funghi: Rosellinia spp, Armillaria spp, Phytophtora spp. Le piante colpite manifestano un accrescimento stentato, le foglie assumono una colorazione grigio-giallastra. In questa patologia le radici primarie risultano vistosamente imbrunite. Rimedi: la lotta si basa sulla disinfestazione del terreno e con specifici trattamenti.

Macchie giallastre, distorsione degli apici vegetativi e sviluppo stentato della pianta
si potrebbe trattare di un attacco virale non infrequente in queste piante causato da AMV virus del mosaico del'Erba medica. Rimedi: non esistono rimedi.

PROPRIETÀ AROMATICHE
I responsabili del caratteristico profumo della lavanda sono gli oli essenziali di lavanda prodotti da ghiandole, localizzate in tutte le parti verdi della pianta (fiori, foglie e gambi) ma particolarmente concentrati nei fiori. Questi componenti sono presenti in maniera variabile nelle diverse specie di Lavandula ma quello più profumato si ottiene dalle specie Lavandula angustifolia e Lavandula Stoechas.

RACCOLTA E CONSERVAZIONE
I fiori di lavanda si raccolgono in epoche diverse a seconda del loro utilizzo: per uso erboristico si raccolgono all'inizio della fioritura mentre per l'industria cosmetica e per la profumeria nel periodo di massima fioritura.
Dopo la raccolta che deve essere fatta raccogliendo l'infiorescenza con tutto il fusto, si fanno seccare in mazzi appesi a testa in giù, in luoghi ventilati ed ombrosi in quanto il sole scolorirebbe i fiori. Quando sono secchi si separa la spiga dal gambo e si conservano i fiori o in sacchetti di tela o in ciotole per profumare la casa.
I fiori della Lavanda mantengono a lungo il loro profumo tanto che vengono normalmente conservati in sacchetti di mussola o tela per profumare la biancheria. I fiori freschi vengono invece utilizzati per estrarre gli oli essenziali.
 
USO IN CUCINA DELLA LAVANDA
Normalmente la lavanda è poco usata per scopi alimentari. Viene però usata per aromatizzare il vino bianco e l'aceto, per preparare gelatine, per aromatizzare i dolci. Molto particolare e profumato è il miele di lavanda molto adatto per curare le affezioni broncopolmonari.

CURIOSITÀ
La lavanda è stata ed è l'elemento base per la preparazione dei pot-pourri per profumare la casa fin dal lontano 1700. Nell'antichità la lavanda era usata non solo per il suo profumo e per l'igiene personale ma anche come disinfettante: nel Medioevo e fino al 1700 si cospargevano e si strofinavano i pavimenti utilizzando la lavanda come disinfettante.

La spiga è considerata un amuleto contro le disgrazie ed i demoni e si dice che sia anche un talismano per portare prosperità e fecondità. La lavanda è l'essenza astrale del segno zodiacale dell'Ariete.

LINGUAGGIO DEI FIORI E DELLE PIANTE
Nel linguaggio dei fiori la Lavanda può avere due significati distinti e contradditori tra loro. Il primo significato si rifà ad un'antica tradizione che racconta che la lavanda venisse usata nell'antichità contro i morsi dei serpenti e raccomandavano di trofinarla sulle ferite dopo averla
lasciata macerare in acqua. Era quindi considerata un antidoto ma si diceva anche che all'interno dei suoi cespugli i serpenti vi facessero il nido, soprattutto gli aspidi, quindi i popoli antichi si avvicinavano ad essi con grande cautela. Da questa credenza è derivato il suo significato nel linguaggio dei fiori vale a dire "diffidenza".
Il secondo significato della Lavanda è legato invece a sentimenti più miti e regalare della lavanda vorrebbe dire "il tuo ricordo è la mia unica felicità".


Maggiorana

maggioranaOriganum majorana

La maggiorana è una pianta erbacea, perenne nei luoghi d'origine, nativa dell'Africa nord-orientale e dell'Asia centrale e non cresce spontanea in Europa ma è solo coltivata. Eventuali piante spontanee che si possono trovare sono quelle che sono "sfuggite" alla coltivazione.

CLASSIFICAZIONE BOTANICA
Regno: Plantae
Sottoregno: Tracheobionta (piante vascolari)
Divisione: Magnoliophyta (ex Angiospermae)
Classe: Magnoliopsida (ex Dicotyledones)
Subclasse: Asteridae
Ordine: Lamiales Famiglia: Lamiaceae (ex Labiatae)
Genere: Origanum
Specie: Origanum majorana

CARATTERISTICHE GENERALI
La maggiorana appartiene alla famiglia delle Lamiaceae ed il suo nome scientifico è Origanum majorana conosciuta anche come Majorana hortensis. Sono piante erbacee, perenni nei loro luoghi di origine, cespugliose, originarie dell'Africa nordorientale e dell'Asia centrale. Al contrario del suo parente prossimo, l'origano (Origanum vulgare), non crescono spontanee in Europa ma sono solo coltivate. Eventuali piante spontanee che si possono trovare sono quelle che sono "sfuggite" alla coltivazione Il fusto della maggiorana è eretto, quadrangolare, alto fino a 60 cm, ramificato e nella parte superiore di colore rossastro e ricoperto da una fitta peluria. La radice è un rizoma provvisto di numerose radichette che non si approfondisce eccessivamente nel terreno. Le foglie sono piccole, ovali, a margini lisci, provviste di un corto picciolo, ricoperte da una densa peluria che le danno un aspetto molto vellutato. I fiori di colore bianco-rosato sono raccolti in spighe, provvisti di brattee concave e sono ermafroditi ad impollinazione entomofile soprattutto api e farfalle Il frutto è una capsula ovale che a maturità ha una colorazione scura.

Tutta la pianta di maggiorana emana un forte profumo aromatico caratteristico. La maggiorana viene spesso confusa con l'origano (Origanum vulgare della stessa famiglia) in quanto l'aspetto è molto simile ma il gusto e l'aroma è molto diverso in quanto non contiene gli oli essenziali propri dell'origano.

TECNICA COLTURALE
La maggiorana pur essendo una pianta perenne viene coltivata in Europa come annuale in quanto non ha alcuna tolleranza per le basse temperature. Solo nei suoi luoghi d'origine è perenne. Per crescere al meglio e dare tutto il suo aroma deve svilupparsi al sole, al caldo e all'aria.

ANNAFFIATURA
La maggiorana preferisce terreni asciutti, va annaffiato poco e spesso facendo attenzione a non inzuppare il terreno e non lasciare ristagni idrici che non sono tollerati. Le maggiori richieste idriche si hanno quando la piantina è ancora giovane e durante la fioritura.

TIPO DI TERRENO - RINVASO
La maggiorana è una pianta che si adatta tranquillamente a qualunque tipo di terreno anche poveri, anche se preferisce terreni a reazione alcalina , permeabili e asciutti e con una buona dose di sostanza organica. Non tollera i terreni umidi soprattutto d'inverno soprattutto se associati a temperature troppo basse.

CONCIMAZIONE
Le piante di maggiorana sono molto rustiche e non richiedono concimazioni particolari. All'impianto si fa una concimazione completa con Azoto, Fosforo e Potassio.

FIORITURA
La fioritura della maggiorana avviene da luglio a settembre ed i semi maturano da agosto a settembre.

MOLTIPLICAZIONE
La maggiorana si moltiplicano per seme, per talea o per divisione della pianta. La moltiplicazione per seme ha con se lo svantaggio che, subentrando la variabilità genetica, non si è certi che si avranno delle piante uguali alle piante madri, nel qual caso qualora si voglia ottenere una pianta di maggiorana ben precisa e non si è certi della qualità del seme che si sta utilizzando, è bene fare la moltiplicazione o per talea o per divisione della pianta madre.

MOLTIPLICAZIONE PER SEMI
Se si prevede di fare la semina in vaso o in semenzaio, i semi di maggiorana vanno seminati all'inizio della primavera in una composta formata in parti uguali di terriccio fertile e sabbia. Dato che i semi sono piccoli, per interrarli leggermente, spingeteli sotto il terriccio usando un pezzo di legno piatto oppure potete versare sopra del nuovo terriccio. maggiorana moltiplicazione
Il vassoio che contiene i semi va tenuto all'ombra, ad una temperatura intorno ai 10-13°C ed è fondamentale che il terriccio sia costantemente umido (usate uno spruzzatore per inumidire totalmente il terriccio) fino al momento della germinazione. Il vassoio va ricoperto con un foglio di plastica trasparente (o con una lastra di vetro) che garantirà una buona temperatura ed eviterà un disseccamento troppo rapido del terriccio. Il foglio di plastica va rimosso ogni giorno per controllare il grado di umidità del terreno e togliere la condensa che si forma sulla plastica.
Una volta che i semi hanno germogliato (in genere dopo due – quattro settimane), si toglie il telo di plastica e si sposta la cassetta in una posizione più luminosa (non sole diretto). Tra tutte le piantine nate, sicuramente ci saranno quelle meno vigorose rispetto ad altre. Individuatele ed eliminatele in questo modo garantirete più spazio alle piantine più robuste. Una volta che le piantine di maggiorana saranno sufficientemente grandi da essere manipolate (5-6 cm) si trapiantano nella sistemazione definitiva.
Se si prevede di fare la semina direttamente in campo o in giardino, occorre lavorare il terreno in modo da eliminare la crosta superficiale e renderlo meno compatto e uniforme e fare una letamazione di fondo. Si semina in primavera a partire da aprile avendo cura di non interrare eccessivamente il seme e sistemandoli in modo che le piante siano poi distanziate di circa 30-50 cm sia sulla fila e tra le file. I semi di maggiorana messi direttamente in pieno campo hanno una germinazione lenta. Se si fa il trapianto delle piantine fatte crescere in semenzaio, il trapianto va fatto in aprilemaggio.

MOLTIPLICAZIONE PER TALEA
La moltiplicazione per talea della maggiorana si effettua in giugno. Le talee devono essere lunghe 8-10 cm dai germogli basali non fioriferi e devono essere prelevate da pianta in buona salute e vigorose. Vanno piantate in un miscuglio di torba e sabbia e tenute in serra fresca (circa 10°C) fino a quando non saranno radicate dopo di che, appena hanno radicato potranno essere trapiantate.

DIVISIONE DELLA PIANTA
La moltiplicazione di maggiorana per divisione della pianta si effettua in marzo o in ottobre. Sarebbe preferibile tenere le giovani piantine in un luogo fresco fino a quando non hanno attecchito e poi essere trapiantate nel loro luogo definito nella tarda primavera o all'inizio dell'estate.

PROPRIETÀ AROMATICHE
Le proprietà aromatiche della maggiorana sono date dai suoi oli essenziali principalmente costituiti da: terpinene, cis-sabinene , p-cymene e ?-terpinene. Inoltre la maggiorana è anche ricca di vitamina C, tannini e acido rosmarinico.

RACCOLTA E CONSERVAZIONE
Della maggiorana si utilizzano le sommità fiorite e le foglie che si raccolgono all'inizio della fioritura tagliandole con tutti i rami. I rametti con i fiori e le foglie di maggiorana vanno essiccati appena raccolti, il più velocemente possibile appesi a testa in giù in luoghi asciutti, bui e aerati affinché non perdano le loro caratteristiche. Una volta essiccati, vanno recuperate le foglie ed i fiori, sbriciolati e conservati in vasetti di vetro. La maggiorana al contrario dell'origano perde molto del suo aroma con l'essiccazione è preferibile quindi consumarla fresca o surgelata.

USO IN CUCINA 
La maggiorana ha un aroma molto simile a quello dell'origano ma molto più dolce ed è molto ricercato in cucina per insaporire carne, pesce, verdure e minestre. Poichè è una pianta che con l'essiccazione perde il suo aroma, è bene usarla fresca, aggiungendola a fine cottura. Con le foglie, fresche o secche di maggiorana si prepara un delizioso té che ricorda come fragranza un misto di timo, rosmarino e salvia.

CURIOSITÀ
La Maggiorana fu introdotta in Europa molto probabilmente grazie a crociati. Un sinonimo della maggiorana è Amaracus o Origanum amaracus. Questo strano nome è legato ad un'antica leggenda greca secondo la quale Amaraco, un ufficiale della casa di Cinira, re di Cipro, aveva il compito di accudire ai profumi. Un giorno si ruppe un vaso che conteneva l'essenza di maggioranza e tanto grande fu il suo dolore che morì. Gli dei, commossi da tanta dedizione, lo trasformarono nell'omonima pianta da cui poi il nome. I latini chiamavano questa pianta mazurana (da cui sarebbe derivato l'italiano maggiorana).

LINGUAGGIO DEI FIORI E DELLE PIANTE
Nel linguaggio dei fiori la maggiorana ha ispirato il simbolo della bontà e del conforto per le sue proprietà e a questo simbolo nell'ottocento si aggiunse anche quello dei piaceri campestri. In considerazione del fatto che le radici della maggiorana sono molto superficiali e quindi è una pianta che può essere divelta con estrema facilità, ha anche evocato il simbolo dell'uomo contemplativo che, pur essendo radicato nella terra giusto il tanto necessario è fondamentalmente rivolto verso il cielo, verso le cose spirituali.


Malvarosa

malvarosaMalva Silvestris L.


CARATTERISTICHE GENERALI
La malva, nome scientifico Malva silvestris L., appartiene alla famiglia delle Malvaceae ed è una pianta nota fin dai tempi più antichi per le sue straordinarie proprietà. E' diffusa in tutte le regioni mediterranee fino a 1300 m di altitudine.
La malva è una pianta erbacea biennale ma spesso si comporta come annuale a portamento cespuglioso, provvista di fusti eretti, legnosi alla base e ricoperti di una fitta peluria. Le foglie a 5-7 lobi sono provviste di picciolo, margini dentati e ricoperte anche loro da una fitta peluria. I fiori sono di un bel colore rosa-lillà con delle evidenti striature e sono disposti all'ascella delle foglie. Fiorisce dalla primavera e per tutta l'estate. I frutti sono degli acheni.

PROPRIETÀ
La malva contiene mucillagini, antociani, potassio, ossalato di calcio, vitamine e pectina.
Le sue proprietà sono: calmante, emolliente e lassativa.

PARTI UTILIZZATE DELLA PIANTA
Della malva si utilizzano i fiori, raccolti all'inizio della fioritura e le foglie più giovani. Possono essere essiccate all'aria ed al buio ma sono di difficile conservazione soprattutto i fiori in quanto diventano blu con l'essicazione e si decolorano alla luce.

COME SI UTILIZZA
L'infuso ed il decotto di Malva si utilizzano come lassativo, per le irritazioni del cavo orale e dell'apparato digerente, per la tosse ed il catarro.
Lavaggi con l'infuso per gli occhi infiammati e le congiuntiviti.
L'infuso aggiunto all'acqua del bagno ha un effetto emolliente ed idratante.
I risciacqui per le pelli arrossate e le couperose.
In cucina si usano i germogli e le foglie più giovani di malva, crudi o cotti.

CURIOSITÀ
La malva, per le sue innumerevoli proprietà, nel 1500 era chiamata "omnimorba = rimedio per tutti i mali" e tutt'oggi in erboristeria è sicurmante la pianta medicinale più venduta.

AVVERTENZE
Non sono indicate controindicazioni per la pianta di malva.

LINGUAGGIO DEI FIORI E DELLE PIANTE
La malva, pianta dalle innumerevoli virtù nel linguaggio dei fiori nel linguaggio ottocentesco ha simboleggiato l'amore materno e la calma che ben si spiegano considerando le sue proprietà medicinali.
Questa credenza si aveva a partire dal Medioevo, proseguita poi anche nel Rinascimento e sino ai giorni nostri ma nel passato, aveva tutt'altro significato. Plinio ci tramanda infatti che era considerata la pianta del desiderio sessuale. Era infatti considerata un potente afrodisiaco, sia per l'uomo che per la donna: bastava legarsi tre radici vicino ai genitali, per aumentare il desiderio sessuale.


Menta

menta

Mentha

Il genere Mentha comprende piante originarie dell'Europa la cui coltivazione iniziò nel 1750 in Inghilterra nella contea di Mitcham (Surrey) e da li si è diffusa in Asia, in Nord America ed in Australia ed oggi è una pianta diffusa in tutto il mondo e coltivata nei paesi a clima temperato, raramente nei paesi a clima tropicale.
 
CLASSIFICAZIONE BOTANICA
Regno: Plantae
Sottoregno: Tracheobionta (piante vascolari)
Divisione: Magnoliophyta (ex Angiospermae)
Classe: Magnoliopsida (ex Dicotyledones)
Subclasse: Asteridae
Ordine: Lamiales
Famiglia: Lamiaceae (ex Labiatae)
Genere: Mentha

CARATTERISTICHE GENERALI
Il genere Mentha appartiene alla famiglia delle Lamiaceae e comprende piante originarie dell'Europa la cui coltivazione iniziò nel 1750 in Inghilterra nella contea di Mitcham (Surrey) e da li si è diffusa in Asia, in Nord America ed in Australia. L'America, a partire dal 1950 è diventata la maggiore produttrice di olio di menta a livello mondiale.
È una pianta molto diffusa e coltivata in quasi tutte le parti del mondo a clima temperato, raramente nei paesi a clima tropicale.
Il genere è conosciuto per la produzione di olio essenziali presenti nelle ghiandole situate sotto l'epidermide delle foglie. Ciascuna specie sintetizza un'essenza particolare e pertanto alcune specie sono più apprezzate di altre (quale ad esempio la Mentha piperita), in quanto producono oli di maggior pregio .
È una pianta erbacea perenne stolonifera con radici rizomatose che si sviluppano profondamente nel terreno.
È un genere polimorfo, vale a dire di aspetto molto variabile a seconda della specie.
Il fusto ha una lunghezza variabile da 30 cm fino ad un metro; può avere una colorazione che va dal verde al violetto; in genere molto ramificato ed a sezione quadrangolare.
Le foglie, nella maggior parte delle specie contengono delle ghiandole ricche di oli essenziali che conferiscono il caratteristico aroma. Sono semplici, di colore verde più o meno intenso, opposte e per lo più lanceolate e ricoperte da una leggera peluria.
I fiori sono portati da infiorescenze disposte a capolino o a spicastro (insieme di fiori inseriti all'ascella delle foglie disposte a corona sui nodi, molto ravvicinati che rassomigliano ad una spiga) con fiori lobati tipici
della famiglia.

PRINCIPALI SPECIE
Il genere è abbastanza complesso come classificazione in quanto in natura c'è una estrema facilità di ibridazione tra le diverse specie per cui si creano sempre nuovi ibridi. Ritroviamo infatti tra le 15 e le 30 specie a seconda dei diversi autori. Non ci soffermeremo in merito all'argomento ma citiamo solo le specie più diffuse:

mentaPiperitaMENTHA PIPERITA
La più famosa Mentha piperita è in realtà un ibrido spontaneo tra M. aquatica x M. spicata (o viridis). È una pianta alta fino a 60 cm, con un rizoma legnoso ad andamento stolonifero (tipo la fragola), con foglie opposte portate da dei brevi piccioli, seghettate, ricoperte da una fitta peluria e provviste di numerose ghiandole.
I fiori sono piccoli con il calice porpora e la corolla violetta o biancastra portati da delle lunghe infiorescenze a capolino o spicastro.I suoi frutti (Acheni) producono dei semi con una bassissima germinabilità e per questo è considerata una pianta sterile.
Fiorisce in tarda primavera - estate ed è una pianta longidiurna vale a dire che ha necessità di un certo numero di ore di luce per poter fiorire (14-16 ore). Esistono diverse varietà tra le quali ricordiamo: M. piperita varietà officinalis forma rubescens (nota anche come Mentha Mitcham o MENTA NERA con steli bruno rossastri, foglie screziate di rosso e fiori osso-bruni, molto diffusa perchè molto rustica e molto ricca di oli essenziali; Mentha piperita varietà officinalis forma pallescens o MENTA BIANCA con steli verdi, calice peloso e fiori bianchi che fornisce un'essenza di elevata qualità.

mentaAcquaticamentaArvensisMENTHA AQUATICA
La Mentha aquatica vive in terreni molto umidi o acquitrinosi ed è caratterizzata da un'infiorescenza a capolino. I fusti sono eretti e ricoperti di peli. I fiori sono poco numerosi. È anche conosciuta come MENTA ACQUAIOLA o d'acqua.

MENTHA ARVENSIS
La Mentha arvensis è molto diffusa nelle zone umide e submontane. I rami sono privi di fiori apicali e le foglie sono pelose e larghe.
È anche conosciuta come MENTA SALVADEGA o Neta di cort.

mentaLongifoliaMENTHA LONGIFOLIA
La Mentha longifolia è caratterizzata da un'infioresca a spiga o a spicastro.
Molto diffusa allo stato spontaneo. Presenta le foglie biancastre, setose con fiori disposti a spiga.
È anche conosciuta come MENTA FORTE O SILVESTRE.

MENTHA ROTUNDIFOLIA
La Mentha rotundifolia è caratterizzata da un'infioresca a spiga o a spicastro.
È frequente lungo i corsi d'acqua ed i viottoli. Le foglie sono ovali arrotondate, spesse, rugose, vellutate. I fiori sono portati da lunghe spighe strette e appuntite. Hanno un odore forte e poco gradevole. E' anche conosciuta come mentastro, erba pelosa o sosembre.

MENTHA PULEGIUM
La Mentha pulegium è una pianta nana e si può trovare fino a 1000 m di altitudine.
Ha un fusto corto, con foglie piccole, ricche di peli , grigiastre e poco dentate. Odore gradevole e forte. Nell'antichità era molto conosciuta per allontanare le Pulci tanto che il suo nome "Pulegium" deriva dal latino "Pulex = pulce". E' anche conosciuta come Pulegio o Mentastre.

MENTHA SPICATA o MENTHA VIRIDIS
La Mentha spicata o viridis è molto diffusa allo stato spontaneo ed è quella che più frequentemente ritroviamo quando facciamo delle passeggiate in campagna, più rara in montagna. Le foglie sono di un bel verde intenso, ed i fiori sono portati da lunghe spighe. Ha un odore molto soave e penetrante.
È anche conosciuta come Erba romana, Bonamenta o Erba diavolona.

La cosiddetta MENTUCCIA o NEPETELLA è la Calamintha nepeta, genere diverso ma sempre appartenente alla famiglia delle Labiatae. Nel Lazio (Italia) viene chiamata impropriamente Mentuccia la Mentha pulegium. Le due piante si distinguono facilmente in quanto la Mentuccia ha un'infiorescenza a sviluppo verticale con fiori singoli mentre nella Pulegium le infiorescenze sono rotondeggianti con i fiori ravvicinati.

TECNICA COLTURALE
La menta è una pianta che vive bene in diversi climi tanto che si può trovare dall'Alaska al Kenya ma è più frequente dove la primavera è fredda e umida e l'estate è calda e asciutta. Da qui ne deriva che può crescere sia in pieno sole che in zone ombreggiate anche se i luoghi molto luminosi favoriscono una maggiore formazione di oli essenziali così come i giorni lunghi.
La quantità di oli essenziali è influenzata positivamente dalle temperature: maggiore è la temperatura, maggiore sarà la produzione di oli essenziali.
La menta è una pianta che può essere tranquillamente allevata sia in vaso che in piena terra.

ANNAFFIATURA
Richiede delle annaffiature regolari e generose soprattutto durante il periodo estivo.
È importante non bagnare le foglie quando si annaffia in quanto l'evaporazione fa perdere oli essenziali.

TIPO DI TERRENO E RINVASO
La menta non è particolarmente esigente in fatto di terreni, l'importante è che sia un terreno fertile ricco di humus, poroso, a ph neutro o anche leggermente acido (ph 6-7) e ben drenante in quanto non ama i ristagni idrici. Sono assolutamente da evitare i terreni pesanti ed argillosi. Essendo una pianta che ha necessità di sostanza organica nel terreno, è bene rinnovare il terriccio ogni 2-3 anni in considerazione anche del fatto che è una pianta molto longeva e di crescita abbondante.
Considerando che sono piante che devono essere annaffiate spesso e che non tollerano i ristagni idrici, utilizzare dei vasi di terracotta che permettono al terreno di respirare.

CONCIMAZIONE
La menta è una pianta potassofila vale a dire che richiede delle grandi quantità di Potassio. Oltre al Potassio però richiede anche elevate quantità di Fosforo ed anche di Azoto che accresce la produzione delle foglie e di oli essenziali.

FIORITURA
La menta fiorisce dalla primavera all'estate e può proseguire fino all'autunno.

POTATURA
La menta non è una pianta che richieda delle potature periodiche. Vanno semplicemente asportate le
parti secche o danneggiate.

MOLTIPLICAZIONE
Considerando che i semi hanno una bassissima germinabilità queste piante sono moltiplicate prevalentemente per via vegetativa, vale a dire tramite la riproduzione di parti di pianta. Si propaga quindi per talea di apici vegetativi o per divisione dei cespi o per stoloni.

MOLTIPLICAZIONE PER TALEA
In marzo - aprile, si prelevano degli apici vegetativi lunghi circa 20- 25 cm. Si raccomanda di tagliare con una lametta o con un coltello affilato per evitare le sfilacciature dei tessuti avendo cura che l'attrezzo che si usa per il taglio sia pulito e disinfettato (preferibilmente alla fiamma) per evitare di infettare i tessuti. Dopo aver eliminato le foglie poste più in basso, si immerge la parte tagliata in una polvere rizogena per favorire la radicazione.
Successivamente si sistemano le talee in una composta formata da una parte di torba ed una di sabbia grossolana. Si fanno dei buchi con una matita, tanti quante sono le talee e si sistemano come indicato nella foto.menta talea
Avere cura successivamente di compattare delicatamente il terriccio. La cassetta o il vaso si ricoprono con un foglio di plastica trasparente (o un sacchetto messo a cappuccio) e si colloca all'ombra e ad una temperatura intorno ai 15°C avendo cura di tenere il terriccio sempre leggermente umido (annaffiare sempre senza bagnare le piantine in radicazione con acqua a temperatura ambiente). Ogni giorno si toglie la plastica per controllare l'umidità del terreno ed eliminare dalla plastica la condensa. Una volta che iniziano a comparire i primi germogli, vuol dire che la talea ha radicato. A quel punto si toglie la plastica e si colloca il vaso in una zona più luminosa, alla stessa temperatura e si aspetta che le talee si irrobustiscano. Una volta che le nuove piantine sono diventate sufficientemente grandi ed hanno prodotto nuovi getti vigorosi, si trapiantano nel vaso o nel terreno definitivo. Non disturbare le talee fino a quando non avranno messo i nuovi getti.

MOLTIPLICAZIONE PER STOLONI
Dalle piantine che hanno almeno un anno di età si prelevano degli stoloni in primavera e si piantano nel terreno o in vaso ad una profondità di 10-15 cm.

PROPRIETA' AROMATICHE
Le proprietà aromatiche sono date dai suoi oli essenziali. Ciascuna specie sintetizza un'essenza particolare ed alcune specie sono più apprezzate di altre da un punto di vista qualitativo. Fra questa sicuramente la Mentha piperita è la più apprezzata in quanto sintetizza un olio etereo costituito principalmente da un alcool secondario, il mentolo (50/60%) e da un chetone, il mentone (9/12%) ai quali si aggiungono il mentolo esterificato, il pulegone ed altri derivati terpenici, sostanze amare, resinose, ecc.
L'olio si trova in maggiore quantità nelle foglie che ne contengono 0,3-0,4% fino ad oltre l'1%.

RACCOLTA E CONSERVAZIONE
Le foglie di menta si possono raccogliere tutto l'anno anche se raccolte al momento della piena fioritura, per lo più nel mese di agosto, hanno il maggior contenuto di oli essenziali e di mentolo libero e un basso contenuto in mentone che conferisce un odore aspro.
Una volta raccolta va consumata o allo stato fresco oppure essicata all'aria e all'ombra, infatti anche secca mantiene il suo aroma.

USO IN CUCINA
La menta è usata come pianta aromatica nelle cucine di tutto il mondo. In genere in cucina non si usa la Mentha piperita per il fatto che ha un aroma troppo marcato.

CURIOSITA'
E' una pianta che è nota fin dai tempi più antichi: secondo la mitologia greca Menta o Mintha era una ninfa amata da Ade, dio degli inferi.
Persefone, moglie di Ade la trasformò in un'erba per gelosia ma, la stessa Persefone le diede l'aroma che le è tipico per ricompensare la ninfa della trasformazione alle quale l'aveva assoggettata.
Anche nell'Antico testamento viene citata come essenza utilizzata per profumare le mense ed elevare lo spirito.
I Cinesi la utilizzavano per le sue proprietà calmanti e antispasmodiche. Ippocrate la considerava afrodisiaca mentre Plinio ne vantava le proprietà analgesiche.

LINGUAGGIO DEI FIORI E DELLE PIANTE
La menta ha diversi significati positivi nel linguaggio dei fiori. In considerazione del fatto che è una pianta molto rustica, non particolarmente esigente, rappresenta la sobrietà e la temperanza e grazie al suo profumo e alle proprietà terapeutiche anche saggezza. Rappresenta la forza ed il calore del sentimento. La menta poi, essendo una pianta che ricresce e fiorisce anche nelle condizioni più avverse, viene considerata rappresentativa di tutte le virtù che, se vere, non muoiono mai anche nelle condizioni più avverse. Indica l'amore perfetto che rimane saldo anche di fronte alle avversità.


Origano

origanoOriganum


È una pianta erbacea, perenne, cespugliosa, originaria dei paesi mediterranei che cresce spontanea nei luoghi assolati e aridi fino a 2000 m s.l.m. ed è coltivata come pianta aromatica e per le sue proprietà terapeutiche.

CLASSIFICAZIONE BOTANICA
Regno: Plantae
Sottoregno: Tracheobionta (piante vascolari)
Divisione: Magnoliophyta (ex Angiospermae)
Classe: Magnoliopsida (ex Dicotyledones)
Subclasse: Asteridae
Ordine: Lamiales
Famiglia: Lamiaceae (ex Labiatae)
Genere: Origanum

CARATTERISTICHE GENERALI
L'Origano appartenente al genere Originum, famiglia Lamiaceae, raggruppa piante erbacee, perenni, cespugliose, originarie dei paesi mediterranei. Cresce spontanea nei luoghi assolati e aridi fino a 2000 m s.l.m. ed è coltivata come pianta aromatica e per le sue proprietà terapeutiche.
Il nome deriva dal greco "oros = montagna" e da "gamos = splendore, delizia" vale a dire "gioia della montagna" perchè allo stato spontaneo colora con i suoi fiori i pendii montuosi e collinari sassosi e soleggiati.
Il fusto è eretto, quadrangolare, alto 50-80 cm, ramificato e nella parte superiore di colore rossastro e ricoperto, nella maggior parte delle specie, da una fitta peluria. La radice è un rizoma strisciante nerastro provvisto di radici fibrose. Le foglie sono ovali-lanceolate, a margini lisci o leggermente dentellati, provviste di un corto picciolo, spesso pubescenti.

I fiori sono raccolti in pannocchie poste alla sommità degli steli e di un bel colore bianco - rosato - rosso provvisti di brattee rossastre -violacee e sono ermafroditi ad impollinazione entomofile soprattutto api e farfalle.

Il frutto è una capsula di colore scuro.

La pianta viene spesso confusa con la maggiorana (Origanum majorana della stessa famiglia) in quanto l'aspetto è molto simile ma il gusto e l'aroma è molto diverso in quanto non contiene gli oli essenziali propri dell'origano.

PRINCIPALI SPECIE
Esistono una cinquantina di specie appartenenti al genere Origanum tra le quali ricordiamo:

ORIGANUM VULGARE
L'Origanum vulgare è quello che noi conosciamo e che siamo abituati a comprare come "origano" utilizzato sia a scopi alimentari che terapeutici. Esistono numerosissime varietà sia selezionate per scopo ornamentale che per scopi terapeutici: Origanum vulgare varietà aureum che viene usata a scopi culinari dalle foglie che virano al dorato in estate. L'Origanum vulgare hirtum o come da molti chiamato Origano heracleoticum diffuso in Italia assieme al vulgare, nell'Asia peninsulare e nei paesi balcanici con le foglie ricoperte di peli e fiori bianchi.

ORIGANUM ONITES
L'Origanum onites è molto diffuso in Grecia, in Turchia ed in Asia come pianta aromatica anche se come aroma e sapore è inferiore all'Origanum vulgare in quanto più amaro anche se maggiormente persistente. Ha all'incirca le stesse proprietà terapeutiche dell'Origanum vulgare.

ORIGANUM COMPACTUM
L'Origanum compactum è da molti considerato una varietà dell'Origanum vulgare. È una varietà bassa, usata solo come aromatica. Non si hanno molte notizie riguardo questa specie.

ORIGANUM DICTAMNUS
L'Origanum dictamnus, viene utilizzato quasi esclusivamente come pianta aromatica con un gusto molto più delicato rispetto all'Origanum vulgare infatti è usato per aromatizzare il vermouth e le sue foglie per condire le insalate. I fiori forniscono un te molto fragrante.
Non viene usata praticamente per scopi terapeutici.

Altre specie sono: ORIGANUM SYRIACUM, in Italia poco utilizzato il cui gusto è un misto tra quello dell'origano, della maggiorana e del timo. In Giordania è molto famosa la "zahtar" una miscela di erbe molto usate come condimento la cui spezia principale è il timo e come origano si usa questa specie. Non viene utilizzata a scopi terapeutici. ORIGANUM GLANDULOSUM, ORIGANUM ISTHMICUM, ORIGANUM VIRENS, che sono usati molto poco a scopo aromatico e affatto per scopi terapeutici.

TECNICA COLTURALE DELL'ORIGANO
Per crescere al meglio e dare tutto il suo aroma deve svilupparsi al sole, al caldo e all'aria. Coltivato in luoghi ombreggiati e freschi la qualità e la quantità di oli essenziali diminuisce sensibilmente. Sono le piante che crescono in prossimità delle zone marine che hanno la maggiore fragranza. Man mano che la vegetazione si secca è necessario rimuoverla. Non è una pianta particolarmente grande per cui deve essere fatto accuratamente il controllo delle erbe infestanti. Devono essere fatte abbastanza regolarmente le lavorazioni del terreno in modo da rimuovere la crosta superficiale che rendono il terreno asfittico soprattutto se la coltivazione avviene in terreni argillosi.

ANNAFFIATURA
Preferisce terreni asciutti, va annaffiato poco e spesso facendo attenzione a non inzuppare il terreno e non lasciare ristagni idrici che non sono in alcun modo tollerati che causano la putrefazione delle radici. Le maggiori richieste idriche si hanno quando la piantina è ancora giovane e durante la fioritura.

TIPO DI TERRENO - RINVASO 
L'origano è una pianta che si adatta tranquillamente a qualunque tipo di terreno anche poveri, anche se preferisce terreni calcarei , permeabili e asciutti e con una buona dose di sostanza organica. Non tollera i terreni umidi soprattutto d'inverno soprattutto se associati a temperature troppo basse.

CONCIMAZIONE
Le piante sono molto rustiche e non richiedono concimazioni particolari. Alla ripresa vegetativa si fa una concimazione completa con Azoto, Fosforo e Potassio. Dopo ogni sfalcio è bene fare una nuova concimazione azotata per stimolare la pianta alla crescita. 

FIORITURA
La fioritura dell'origano avviene da luglio a settembre- ottobre ed i semi maturano da agosto a settembre- ottobre.

POTATURA
Per questa pianta aromatica non si parla di vera e propria potatura ma semplicemente di eliminazione delle parti danneggiate o secche per evitare l'insorgenza di malattie.

MOLTIPLICAZIONE 
Si moltiplicano per seme, per talea o per divisione della pianta. La moltiplicazione per seme ha con se lo svantaggio che, subentrando la variabilità genetica, non si è certi che si avranno delle piante uguali alle piante madri, nel qual caso qualora si voglia ottenere un tipo di pianta ben precisa e non si è certi della qualità del seme che si sta utilizzando, è bene fare la moltiplicazione o per talea o per divisione della pianta madre.

MOLTIPLICAZIONE PER SEMI
Se si prevede di fare la semina in vaso o in semenzaio dell'origano i semi vanno seminati all'inizio della primavera in una composta formata in parti uguali di terriccio fertile e sabbia. Dato che i semi sono piccoli, per interrarli leggermente, spingeteli sotto il terriccio usando un pezzo di legno piatto oppure potete versare sopra del nuovo terriccio. Il vassoio che contiene i semi va tenuto all'ombra, ad una temperatura intorno ai 10-13°C ed è fondamentale che il terriccio sia costantemente umido (usate uno spruzzatore per inumidire totalmente il terriccio) fino al momento della germinazione.origano moltiplicazione

Il vassoio va ricoperto con un foglio di plastica trasparente (o con una lastra di vetro) che garantirà una buona temperatura ed eviterà un disseccamento troppo rapido del terriccio. Il foglio di plastica va rimosso ogni giorno per controllare il grado di umidità del terreno e togliere la condensa che si forma sulla plastica. Una volta che i semi hanno germogliato (in genere dopo un paio di settimane), si toglie il telo di plastica e si sposta la cassetta in una posizione più luminosa (non sole diretto). Tra tutte le piantine nate, sicuramente ci saranno quelle meno vigorose rispetto ad altre. Individuatele ed eliminatele in questo modo garantirete più spazio alle piantine più robuste. Una volta che le piantine saranno sufficientemente grandi da essere manipolate (5-6 cm) si trapiantano nella sistemazione definitiva. Se si prevede di fare la semina direttamente in campo o in giardino, occorre lavorare il terreno in modo da eliminare la crosta superficiale e renderlo meno compatto e uniforme e fare una letamazione di fondo.
Si semina in primavera a partire da aprile avendo cura di non interrare eccessivamente il seme e sistemandoli in modo che le piante siano poi distanziate di circa 30-50 cm sia sulla fila e tra le file. Se si fa il trapianto delle piantine di origano fatte crescere in semenzaio, il trapianto va fatto in aprile-maggio.

MOLTIPLICAZIONE PER TALEA
La moltiplicazione per talea si effettua in giugno. Le talee devono essere lunghe 8-10 cm dai germogli basali non fioriferi e devono essere prelevate da pianta in buona salute e vigorose. Vanno piantate in un miscuglio di torba e sabbia e tenute in serra fresca (circa 10°C) fino a quando non saranno radicate dopo di che, appena hanno radicato potranno essere trapiantate.

DIVISIONE DELLA PIANTA
La moltiplicazione per divisione della pianta si effettua in marzo o in ottobre. Sarebbe preferibile tenere le giovani piantine in un luogo fresco fino a quando non hanno attecchito e poi essere trapiantate nel loro luogo definito nella tarda primavera o all'inizio dell'estate.

PARASSITI E MALATTIE
Le piante non sono particolarmente soggette ad attacchi di parassiti. Cicaline e afidi possono attaccare questa pianta.

PROPRIETA' AROMATICHE
La composizione in principi attivi di questa pianta aromatica è variabile a seconda dell'epoca di raccolta, delle condizioni di coltivazione e di come la pianta viene raccolta e conservata. In linea di principio comunque i principali costituenti responsabili delle loro proprietà aromatiche (gli oli essenziali sono circa il 4%) sono i fenoli ed in particolare il timolo ed il carvacloro. Altri costituenti degli oli essenziali sono grassi, proteine, numerosi sali minerali (calcio, ferro, magnesio, sodio, zinco, potassio), vitamine quali la tiamina, carboidrati.

RACCOLTA E CONSERVAZIONE
Le sommità fiorite si raccolgono all'inizio della fioritura tagliandole con tutti i rami. E' bene, se la piantina ha solo un anno di vita, fare un solo sfalcio, viceversa dal secondo anno è possibile fare due sfalci, uno a luglio ed uno a settembre-ottobre. I rametti con i fiori vanno essiccati appena raccolti, il più velocemente possibile appesi a testa in giù in luoghi asciutti, bui e aerati affinché non perda le sue caratteristiche. Una volta essiccati, vanno recuperate le foglie ed i fiori, sbriciolati e conservati in vasetti di vetro. Non perde il suo aroma con l'essiccazione.

USO IN CUCINA 
Questa pianta aromatica specialmente nei paesi mediterranei è molto noto ed utilizzato come spezia per aromatizzare numerosissimi piatti: insalate, salse, pizze, carne, pesce e verdure. Negli altri paesi non trova un così largo impiego se non in Messico e in America dove però viene usato l'origano messicano, Lippia graveolens della famiglia delle Verbenacee che ha una composizione del tutto simile all'Origanum vulgare ed un sapore molto più marcato e viene molto commercializzato in America e molto usato per condire il chili unito ad altre spezie quali la paprika, l'aglio, la cipolla ed il cumino. Questa pianta aromatica, contrariamente a quanto accade ad altre erbe (ad esempio al prezzemolo, all'aglio, basilico, timo ecc) con l'essiccazione mantiene il suo aroma, anzi risulta più forte e concentrato come accade anche nel rosmarino. Questo potrebbe essere spiegato con il fatto che la distruzione dei tessuti vegetali, rende maggiormente disponibili gli oli essenziali che quindi si diffondono maggiormente negli alimenti.

CURIOSITA' 
E' molto conosciuto fin dai tempi più antichi per le sue qualità terapeutiche come testimoniano Dioscoride, Columella e Plinio. E' un buon repellente per le formiche: basta cospargerlo nei luoghi frequentati e ricordarsi di sostituirlo spesso. Oltre alle formiche risulta sgradite a numerosi altri parassiti per cui potrebbe essere coltivato assieme ad altre piante che viceversa sono molto più sensibili. E' anche chiamato "erba acciuga" o "acciughero" in quanto è molto usato per aromatizzare le acciughe.

LINGUAGGIO DEI FIORI E DELLE PIANTE
L'origano per le sue caratteristiche è considerata una pianta che dà conforto, sollievo e salute. Infatti nella medicina esiste l'emblema dove una cicogna tiene nel becco un rametto di origano, legato questo ad un'antica leggenda secondo la quale quando questo uccello soffriva di stomaco per aver mangiato cibi nocivi, si curava con l'origano.

Stemma della facoltà di medicina di Parigi (tre cicogne che tengono in bocca un ramoscello di origano). Il suo aspetto elegante e delicato lo lega al mondo femminile e nell'antichità le donne lo coltivavano non solo come spezia ma anche quando avevano patito una delusione amorosa per alleviare il dolore; così come si credeva che se una pianta di origano coltivata sul davanzale si seccava, voleva dire che ci sarebbero state delle delusioni d'amore.


Peperoncino, paprika, pepe di Cayenna, tabasco

peperoncinoCapsicum

Il genere Capsicum, al quale appartiene il peperoncino e sicuramente la spezia più importante ed utilizzata nelle cucine di tutto il mondo.

CLASSIFICAZIONE BOTANICA
Regno: Plantae
Sottoregno: Tracheobionta (piante vascolari)
Divisione: Magnoliophyta (ex Angiospermae)
Classe: Magnoliopsida (ex Dicotyledones)
Subclasse: Asteridae
Ordine: Solanales
Famiglia: Solanaceae
Genere: Capsicum
Specie: vedere il paragrafo "Principali specie"

CARATTERISTICHE GENERALI
Il peperoncino appartiene al genere Capsicum ed alla grande famiglia delle Solanaceae che include una serie di piante importanti da un punto di vista alimentare quali il pomodoro, la patata, la melanzana, il tabacco, entrate ormai nell'uso quotidiano di tutti.
L'etimologia del nome Capsicum non è certa: potrebbe derivare dal greco "Kapto = divorare" con riferimento al piccante "che divora". Il capsicum è una pianta erbacea o arbustiva, perenne nei suoi luoghi d'origine ma molto spesso coltivata come annuale. La forma della pianta è variabile a seconda della specie.
All'interno di questo genere ritroviamo delle spezie molto importanti che vengono utilizzate nelle cucine di tutto il mondo: il PEPERONCINO (come viene chiamato nei paesi di lingua italiana) o CHILI (come viene chiamato nei Paesi di lingua inglese e spagnola, che deriva dal nome originale messicano di questa pianta) o "AJI o ANCHO"come viene chiamato nei paesi di lingua spagnola e portoghese.  All'interno del genere Capsicum abbiamo poi tutte le varietà di peperoncino piccante o meno che conosciamo con tutte le sue numerosissime varietà e forme quali ad esempio la PAPRIKA, il TABASCO il PEPE DI CAYENNA.

PRINCIPALI SPECIE
Le specie maggiormente coltivate sono cinque e comprendono quasi tutti i tipi conosciuti in tutto il mondo:peperoncino2

CAPSICUM ANNUUM
Il capsicum annuum è sicuramente tra le cinque specie la più coltivata e comprende un gran numero di varietà con un grado di piccantezza variabile. Ritroviamo infatti il classico Peperoncino rosso italiano, la Paprika, il Peperoncino di Cayenna ed il Jalapeño.
La pianta ha un portamento arbustivo ed eretto. Le foglie sono di un bel verde, a seconda della varietà possono essere pelose. I fiori sono bianchi e compaiono all'ascella delle foglie, uno per nodo. Il frutto è una bacca di forma e dimensioni molto diverse. Il Capsicum annuum fu introdotto dagli spagnoli in Europa dall'America centrale verso la fine del 1400 scoperta dalle popolazioni indigene in quanto era la sola spezie che veniva utilizzata (soprattutto in Messico ed in Cile). In Italia si usa quasi esclusivamente questa specie. Molto famosa è la Paprica o Paprika che non è una varietà specifica ma è la polvere che si ottiene da diverse varietà essiccato di Capsicum annuum per cui può avere un grado di piccantezza variabile a seconda della varietà che viene utilizzata. E' originaria del Messico ed è diventata la spezia tipica dell'Ungheria. Una paprika di buona qualità non deve avere un elevato colore rosso ma una buona piccantezza.
I Friggitelli (Puparulilli nella versione originale napoletana altro non sono che dei peperoni nani verdi della specie Capsicum annuum (nella ricetta napoletana "si friggono in padella con aglio, olio e peperoncino ma si aggiungono alla fine dei pomodorini Pachino tagliati a spicchi che devono essere fatti friggere fino al completo appassimento con i puparulilli" ricetta del nostro lettore Ciro).
Le varietà che ritroviamo in questa specie sono:

a) Capsicum annuum varietà annuum dove ritroviamo i seguenti gruppi e varietà:

GRUPPO ANCHO
Gruppo che annovera i famosi peperoncini noti come "Ancho" con le cultivar Mexican Ancho (dove ritroviamo i noti Poblano che una volta secchi, in Messico sono chiamati Ancho ), Dolmalik e Mulato (conosciuto come "Mulato pepper" o "chile achocolatado" o "Ancho negro"). Non sono particolarmente piccanti e sono i più famosi in Messico molto utilizzati nella cucina locale soprattutto per fare salse. Gli Ancho sono larghi e scuri con un aroma resinoso e fruttato ed è l'unico che viene farcito secco dopo essere stato ammorbidito.
 
GRUPPO CAYENNApeperoncino3
Nel gruppo Cayenna ritroviamo il "Pepe di cayenna" che deve il nome alla città di Cayenna nella Gujana francese e il termine "cayenna" viene spesso usato per indicare qualsiasi tipo di peperoncino. In America è usato comunemente il termine "Red pepper" per indicare la polvere di peperoncini di Cayenna. I peperoncini Cayenna hanno tutti la particolarità di essere allungati (arrivano a 10 cm) e sottili con la punta spesso arricciata. All'interno di questo gruppo ritroviamo le cultivar: "Mirasol", "Red Cayenne" , "Yellow Cayenne" , "De Arbol" .

GRUPPO JALAPEÑO
I Jalapeño sono i peperoncini rossi messicani più conosciuti in Europa ed hanno un moderato grado di piccantezza e vengono consumati in genere in salamoia. Il loro nome deriva dalla città di Jalapa (capitale dello stato di Veracruz, in Messico). In genere sono conservati in scatola o marinati o ridotti in polvere sia verdi che rossi. Le bacche dei Jalapeño sono molto carnose e piccanti per questo non si essicano naturalmente ma vengono asciugati facendo bruciare del legno di buona qualità che gli conferisce il caratteristico aroma affumicato.
Il prodotto secco è chiamato Chipotle. In questo gruppo ritroviamo i "Jalapeño" con le cultivar: "Early Jalapeño"e "Jumbo Jalapeño".

GRUPPO PASILLA
Il gruppo Pasilla annovera i peperoncini noti come "Pasilla" conosciuti in Messico come Chile achocolatado o Chile negro in quanto, una volta maturi, sono di colore quasi nero. Ritroviamo qua la cultivar "Pasilla" che ha una forma lunga e sottile con un particolare gusto affumicato. Quando è fresco è anche conosciuto come Chilaca.

GRUPPO BANANA
Il gruppo banana, racchiude le cultivar "Sweet Banana" e "Hungarian Wax" con un sapore delicato e dolce.
 
b) Capsicum annuum varietà abbreviatum
Ritroviamo il classico peperoncino rosso italiano.
 
c) Capsicum annuum varietà Pimento
Questo capsicum annuum era conosciuto in Europa come "peperoncino cuoriforme americano" ed in america come "Pimento pepper", dolce.

d) Capsicum annuum varietà glabriusculum
Ritroviamo qua le cultivar Chilipiquin o Chiltepin o chilitepin o Tepin o Piquin o Chilipequin. Si pensa che questo sia la specie più vicina all'antenato comune di tutti i peperoncini (Capsicum). Il nome deriva da una lingua indigena messicana (il nahuatl) con la quale si chiamava "chilitecpintl" che significa "peperoncino pulce", per le piccole dimensioni delle bacche e l'elevata piccantezza. Dato il suo colore molto attraente era ed è molto ricercato dagli uccelli che sono stati sicuramente determinanti nella nascita delle numerosissime varietà di questa specie che ritroviamo oggi, anche allo stato selvatico.

e) Capsicum annuum varietà grossum
Ritroviamo qua il classico peperone dolce (Sweet bell) italiano chiamato anche "Chili dolce".

Le altre varietà che ritroviamo in questa specie sono:
f) Capsicum annuum varietà pepperoncini, g) Capsicum annuum varietà pinguita de Mono, h) Capsicum annuum varietà. anomalum, i) Capsicum annuum varietà cerasiforme, l) Capsicum annuum varietà conoide, m) Capsicum annuum varietà conicum, n) Capsicum annuum varietà cordiforme, o) Capsicum annuum varietà cuneatum, p) Capsicum annuum varietà leucocarpum, q) Capsicum annuum varietà longum, r) Capsicum annuum varietà luteum, s) Capsicum annuum varietà lycopersiciforme, t) Capsicum annuum varietà microcarpum, u) Capsicum annuum varietà parvo-acuminatum, v) Capsicum annuum varietà pyramidale, z) Capsicum annuum varietà violaceum.

CAPSICUM FRUTESCENS
Il Capsicum frutescens comprende varietà che hanno dei gradi di piccantezza variabile ma in ogni caso secondi, come grado di piccantezza alla specie Capsicum chinense (la più piccante). La forma ed il colore dei frutti nell'ambito delle diverse varietà è invece abbastanza costante. Ritroviamo in questa specie :

a) Capsicum frutescens varietà fasciculatum
Ritroviamo qua i famosi Santaka, molto piccanti.

b) Capsicum frutescens varietà malagueta
Questa varietà è nota semplicemente come "Malagueta".

c) Capsicum frutescens varietà Tabasco
La varietà Tabasco, è molto diffusa in tutto il continente americano e in parte anche nel bacino asiatico. A maturazione hanno una colorazione rosso viva e di forma allungata, molto succosi e con un elevato grado di piccantezza. La famosa "salsa Tabasco" realizzata con questa varietà, si ottiene facendo macerare i peperoncini tritati con tutti i semi nel sale per tre anni in botti di quercia. Dopo tale periodo si aggiunge aceto e si lascia riposare ancora per qualche settimana ed eventualmente si aggiunge il sale. Dopo di che il tutto viene filtrato e imbottigliato (la ricetta è approssimativa in quanto non sono note le esatte quantità ed i tempi perchè segreti).
E' la società americana, McIlhenny che detiene il brevetto dal 1870, per la produzione di questa salsa. La storia della nascita di questa salsa è alquanto affascinante. Edmund McIlhenny (1815-1890) era un banchiere di New Orleans. Nel 1863 durante la guerra civile americana la famiglia McIlhenny fu costretta a fuggire da New Orleans e a rifugiarsi a Avery Island, in Louisiana, praticamente una collina molto ricca di sale, dove la famiglia aveva un pezzo di terreno dal quale estraevano e vendevano appunto il sale.
Avery Island divenne però un territorio molto ambito per via del sale e quindi la famiglia McIlhenny fu alla fine costretta a rifugiarsi in Texas per sfuggire ai soldati che avevano occupato la zona. Alla fine della guerra la famiglia ritornò a Avery Island e trovò tutto distrutto eccetto un campo di peperoncini dal quale riuscì a ricostruire una piantagione. Dopo di che iniziarono la produzione della salsa. Circa la ricetta, ci sono diverse storie: c'è chi dice che è stata un'invenzione di McIlhenny, chi invece che fu un amico, il colonnello Maunsell White che diede la ricetta per produrre la salsa. In ogni caso, qualunque sia la verità è certo che la famiglia McIlhenny iniziò a produrre i peperoncini e la relativa salsa ad Avery Island brevettandola nel 1870 con il nome di "Tabasco". Il nome Tabasco dell'omonima salsa deriva dallo stato messicano di Tobasco, dove erano originali i peperoncini coltivati. Nel 1889 la salsa fu imitata da Heinz e fu messa in commercio con il nome di Heinz's Tabasco Pepper Sauce, senza però riuscire a competere con quella di McIlhnenny. Dopo alterne vicende e numerosi tentativi di imitazione e vendita di salsa sotto il nome appunto di "Tabasco", la famiglia McIlhnenny ottenne nel 1906 il marchio "Tabasco®" ma fu solo nel 1929 che la McIlhenny Company ottenne l'esclusiva sul nome Tabasco.
Altre varietà in questa specie sono: d) Capsicum frutescens varietà abbreviatum; e) Capsicum frutescens varietà baccatum; f) Capsicum frutescens varietà cerasiforme; g) Capsicum frutescens varietà conoides.

CAPSICUM PUBESCENS
Questa specie ha delle caratteristiche molto particolari rispetto alle altre: i semi sono di colore molto scuro, praticamente nero, i fiori sono viola con antere bianche e le foglie sono pelose. Sono piante che possono raggiungere notevoli dimensioni. E' l'unica specie, tra le cinque, delle quali non si conosca la specie selvatica. E' anche conosciuta come Manzana.

Tra le varietà più famose ricordiamo:
a) Capsicum pubescens cultivar "Rocoto"
E' conosciuto in Messico come Manzano ed in Perù, Cile ed Ecuador come Rocoto, di un bel colore rosso, che ricorda dalla forma una mela. E' molto piccante e viene solitamente consumato fresco in quanto ricco di polpa e non si presta bene all'essicazione. E' una pianta che si sviluppa molto in altezza tanto che è anche denominata tree chile (albero del peperoncino).

b) Capsicum pubescens cultivar "Canario"
E' conosciuto in Messico come Yellow Rocoto di colore giallo.

CAPSICUM BACCATUM
All'interno della specie ritroviamo diverse varietà, tra le quali i noti "Aji". Sono originari della Bolivia e del Perù con un medio grado di piccantezza, rossi o gialli. Sono molto utilizzati in Perù per la preparazione del loro piatto tipico nazionale, il ceviche.

Ritroviamo in questa specie le seguenti varietà: a) Capsicum baccatum varietà "Ají Cereza" e "Aji Limon" b) Capsicum baccatum varietà "Bolivian Long": c) Capsicum baccatum varietà "Christmas Bell" d) Capsicum baccatum varietà "Cochabamba" e) Capsicum baccatum varietà "Dedo do Moca" f) Capsicum baccatum varietà "Kovinchu" g) Capsicum baccatum varietà "Mono" h) Capsicum baccatum varietà "Peri-Peri" i) Capsicum baccatum varietà "Pilange" l) Capsicum baccatum varietà "Serranito" m) Capsicum baccatum varietà baccatum; n) Capsicum baccatum varietà microcarpum; o) Capsicum baccatum varietà pendulum dove ritroviamo: 'Ají Amarillo', 'Escabeche', 'Kellu Uchu' , 'Puca Uchu' ; p) Capsicum baccatum varietà praetermissum.

CAPSICUM CHINENSE
All'interno della specie Capsicum chinense ritroviamo le varietà più piccanti al mondo:

a) Capsicum chinense varietà: 'Habañero', 'Habañero Rojo', "Chocolate Habañero" e Yellow habañero
Gli Habañero sono i più piccanti al mondo e sono originali del sud America. Hanno la forma arrotondata e possono essere a maturazione rossi o aranciati ed hanno un caratteristico sapore leggermente fruttato. 

b) Capsicum chinense varietà "Red Savina"
Ritroviamo il Red Savina, tipico della penisola dello Yucatan ed entrato nel Guinness dei primati per la sua elevata piccantezza. 

c) Capsicum chinense varietà 'Scotch Bonnet'
che segue come grado di piccantezza l' Habañero.

d) Capsicum chinense varietà microcarpa
Ritroviamo in questa varietà gli African Devil (diavolo africano) o Bird's eye (occhio d'uccello) o Piri piri o Pilipili, molto usati in Africa e molto piccante.

e) Capsicum chinense varietà Naga Dorset 
Il Naga Dorset è stato creato recentemente (2006) in Inghilterra e pare superi in piccantezza l'Habañero (non è stato ancora certificato).

f) Capsicum chinense varietà Congo
Ritroviamo i peperoncini noti come Carribean o peperoncini del Congo. 
Altre varietà sono: g) Capsicum chinense varietà "Datil" h) Capsicum chinense varietà "Limo" i) Capsicum chinense varietà "Panca" l) Capsicum chinense varietà "Red Squash" m) Capsicum chinense varietà "Rocotillo" n) Capsicum chinense varietà "Uvilla Grande" o) Capsicum chinense varietà Yuquitania; p) Capsicum chinense varietà charapa chinchi-uchu; q) Capsicum chinense varietà pucomncho.


Prezzemolo

prezzemoloPetroselinum

Il prezzemolo, originario dell'area del Mediterraneo e dell'Asia occidentale è una pianta coltivata in quasi tutti gli orti del mondo ed è molto apprezzata sia per le sue proprietà aromatiche che per quelle medicinali.

CLASSIFICAZIONE BOTANICA
Regno: Plantae
Sottoregno: Tracheobionta (piante vascolari)
Divisione: Magnoliophyta (ex Angiospermae)
Classe: Magnoliopsida (ex Dicotyledones)
Subclasse: Rosidae
Ordine: Apiales
Famiglia: Apiaceae
Genere: Petroselinum
Specie: vedere il paragrafo "Principali specie"

CARATTERISTICHE GENERALI
Il prezzemolo, il cui nome scientifico è Petroselinum hortense o secondo la più recente classificazione Petroselinum sativum, appartiene alla famiglia delle Apiaceae ed è originario dell'area del Mediterraneo e dell'Asia occidentale. E' una pianta coltivata in quasi tutti gli orti d'Italia ed è molto apprezzata per le sue proprietà aromatiche e medicinali.
È una pianta biennale se coltivata, perenne se allo stato spontaneo. La pianta è provvista di fusti eretti, tubolari che possono raggiungere i 70 cm di altezza e radice a fittone ingrossata e carnosa. Le foglie, portate da dei lunghi piccioli, sono dentate e suddivise in tre segmenti e di forma leggermente triangolare. I fiori del Prezzemolo che compaiono al secondo anno di coltivazione, portati da dei lunghi steli fioriferi, sono riuniti in ombrelle, piuttosto piccoli e di colore bianco-verde che compaiono d'estate e producono piccoli semi ovali, appiattiti di colore grigio-bruno percorsi da striature verticali.

PRINCIPALI SPECIE
La due principali specie coltivate di prezzemolo sono:

PETROSELINUM HORTENSE 
Il Petroselinum hortense è il Prezzemolo comune con foglie piccole e di colore verde scuro, particolarmente aromatico. Di questa specie esistono numerose varietà.

PETROSELINUM CRISPUM
Il Petroselinum crispum è il Prezzemolo a foglie ricce. Di questa specie esistono numerose varietà.

TECNICA COLTURALE
Il prezzemolo è una pianta molto rustica e cresce bene nelle zone a clima temperato in pieno sole ma preferibilmente a mezz'ombra. Le temperature ottimali di sviluppo sono tra i 16-20°C . Temperature sotto 0°C e sopra 35 °C non sono tollerate. Come crescono gli steli fiorali è opportuno eliminarli altrimenti la pianta non produrrà più nuovi steli.

ANNAFFIATURA
Il prezzemolo va annaffiato spesso, quasi tutti i giorni in modo da mantenere il terreno costantemente umido.

TIPO DI TERRENO - RINVASO
Il rinvaso si effettua al momento della messa a dimora delle giovani piantine. Il prezzemolo non è particolarmente esigente in fatto di terreni, ma la sua coltivazione si avvantaggia se si usa un terreno ricco di sostanza organica, leggero e a ph leggermente acido e ben drenante in quanto non ama i ristagni idrici è pertanto preferibile aggiungere un po' di sabbia fine. Considerando che sono piante che devono essere annaffiate molto generosamente e che non tollerano i ristagni idrici, se si coltiva in vaso è preferibile usare dei vasi di terracotta che permettono al terreno di respirare.

CONCIMAZIONE
Il prezzemolo se coltivato come annuale e si è usato un buon terriccio fertile, non necessita di concimazioni per la durata del suo ciclo vegetativo. Se coltivato come biennale, alla ripresa vegetativa in primavera è opportuno apportare della sostanza organica.

MOLTIPLICAZIONE
La moltiplicazione del prezzemolo avviene per seme.
 
L'epoca in cui effettuare la semina è variabile. Per raccogliere il prezzemolo nei mesi estivi:
- gennaio - febbraio: se la semina viene fatta in serra o in un luogo comunque protetto
- marzo aprile: se la semina viene fatta in vaso all'aperto o in pieno campo
Per raccogliere il prezzemolo in autunno si semina a maggio- giugno. Per raccogliere il prezzemolo la primavera successiva si semina a settembre - ottobre in ambiente protetto.
Se la semina viene effettuata in pieno campo è opportuno effettuarla a spaglio (20 kg/ha di seme) o in file (5 kg/ha di seme). Se la semina viene effettuata in vaschette o in vaso si distribuiscono i semi in file parallele su un terriccio per semi. Per interrarli in maniera uniforme potete spingeteli sotto il terriccio usando un pezzo di legno piatto. I semi vanno interrati ad una profondità di 1-2 cm. Il vassoio che contiene i semi va tenuto all'ombra, ad una temperatura intorno ai 20-26°C e costantemente umido (usare uno spruzzatore per inumidire totalmente il terriccio) fino al momento della germinazione. Per mantenere la temperatura costante se il tempo non è ancora stabile il vassoio va ricoperto con un foglio di plastica trasparente che garantirà una buona temperatura ed eviterà un disseccamento troppo rapido del terriccio. Spruzzare l'acqua nella composta ogni volta che il substrato è sul punto di asciugarsi. Ogni giorno si toglie la plastica per controllare l'umidità del terreno ed eliminare dalla plastica la condensa. Una volta che i semi di prezzemolo hanno germogliato, si toglie il telo di plastica, e via via che le piantine crescono, si aumenta la quantità di luce (mai il sole diretto), e si assicurerà una buona ventilazione. Tra tutte le piantine nate, sicuramente ci saranno quelle meno vigorose rispetto ad altre che vanno eliminatele in modo da dare più spazio alle piantine più robuste. Le giovani piantine quando saranno diventate sufficientemente grandi da essere manipolate vanno prelevate delicatamente con un piccolo panetto di terra e quindi messe a dimora definitivamente. La prima raccolta si esegue normalmente 70-80 giorni dopo la semina.

PARASSITI E MALATTIE
Può essere soggetto a diverse malattie sulle quali non ci soffermeremo considerando il suo uso culinario. Si sconsigliano infatti i trattamenti chimici. È preferibile rinnovare le piantine, considerando il loro basso costo.

PROPRIETÀ AROMATICHE
Le proprietà aromatiche del prezzemolo sono derivate dal fatto che contiene un'essenza costituita da apiolo, apioside e miristicina contenute in tutte le parti della pianta ma principalmente nelle foglie.

RACCOLTA E CONSERVAZIONE
Le foglie di prezzemolo si raccolgono gradualmente, quando necessitano tagliandole con tutto il picciolo il più possibile vicino al terreno senza danneggiare il germoglio centrale. È una pianta a crescita molto rapida per cui una volta tagliato, getta subito dei nuovi steli. Le foglie possono essere utilizzate fresche o congelate. Non vanno essicate in quanto perderebbero il loro aroma. Vanno utilizzate a fine cottura in quanto diversamente perderebbero il loro aroma. Si possono utilizzare anche le radici raccolte in autunno che possono essere essicate e conservate in barattoli di vetro.

USO IN CUCINA
In cucina il prezzemolo si usa di solito a fine cottura per non comprometterne l'aroma.

CURIOSITÀ
Il prezzemolo è conosciuto sia per il suo aroma sia per le sue proprietà terapeutiche. Il suo uso come pianta aromatico si è però affermato solo a partire dal Medioevo.


Rosmarino

rosmarinoRosmarinus Officinalis

Il Rosmarino, regina delle piante aromatiche, è la tipica pianta mediterranea, che cresce sia spontanea che coltivata soprattutto lungo le fasce costiere.

CLASSIFICAZIONE BOTANICA

Regno: Plantae
Sottoregno: Tracheobionta (piante vascolari)
Divisione: Magnoliophyta (ex Angiospermae)
Classe: Magnoliopsida (ex Dicotyledones)
Subclasse: Asteridae
Ordine: Lamiales
Famiglia: Lamiaceae (ex Labiatae)
Genere: Rosmarinus
Specie: Rosmarinus officinalis

CARATTERISTICHE GENERALI
Il rosmarino appartiene al genere Rosmarinus, famiglia delle Lamiaceae ed il suo nome scientifico è Rosmarinus officinalis. Originario dei paesi del Mediterraneo si ritrova spontaneo lungo la fascia costiera e fino a 1500 m s.l.m. L'etimologia del suo nome è abbastanza controversa: secondo alcuni deriverebbe dal latino "ros = rugiada" e "maris = mare" vale a dire "rugiada del mare" secondo altri deriverebbe sempre dal latino ma da "rosa = rosa" e "maris = mare" cioè "rosa del mare" secondo altri dal latino "rhus = arbusto" e "maris = mare" cioè "arbusto di mare". In ogni modo, qualunque sia la sua origine, è sempre strettamente legata al mare che lo ricordano anche i suoi delicati e deliziosi fiori colore del mare.
È una pianta arbustiva, perenne con portamento cespuglioso che può raggiungere un'altezza di tre metri. Il fusto del rosmarino all'inizio è prostrato, poi eretto e molto ramificato con radici molto profonde e tenacemente ancorate al terreno. Le foglie sono piccole, prive di picciolo, un po' coriacee, di un bel colore verde scuro sulla pagina superiore e verde-argentate-bianche in quella inferiore, strette, lineari e molto fitte sui rami e ricche di ghiandole oleifere. I fiori sono riuniti in grappoli che crescono all'ascella delle foglie, di colore azzurro-violetti e presenti quasi tutto l'anno. Sono ermafroditi e ad impollinazione entomofila soprattutto da parte delle api che vanno ghiotte del loro nettare dal quale producono un miele delizioso. I frutti sono degli acheni che diventano scuri a maturità.
Il rosmarino si vede spesso lungo i pendii, le strade, sugli argini in quanto, avendo un apparato radicale molto profondo, aiuta a contenere il terreno. Nel genere Rosmarinus ritroviamo solo il Rosmarinus officinalis ma esistono numerose varietà che si differenziano per la maggiore o minore aromaticità e per il portamento. Tra di essere ricordiamo il Rosmarinus officinalis prostratus molto utilizzata come pianta ornamentale perchè come dici il nome stesso ha un portamento prostrato.

TECNICA COLTURALE
Il rosmarino è una pianta che ama il sole, il caldo e l'aria quindi sono piante che devono essere coltivate all'aperto, anche in vaso, purchè siano tenute in un balcone o in un davanzale. Crescono molto bene lungo le zone litoranee del mediterraneo e tollerano senza alcuna difficoltà l'aria salmastra. È preferibile però che siano localizzate in zone riparate da eventuali venti freddi che potrebbero sopraggiungere con l'inverno. Temperature al di sotto di 10-15 °C sono mal tollerate specialmente se la pianta ha già un certo numero di anni. 

ANNAFFIATURA
Preferisce terreni asciutti, va pertanto annaffiato poco e spesso facendo attenzione a non inzuppare il terreno e a non lasciare ristagni idrici che non sono tollerati. Le maggiori richieste idriche si hanno quando la piantina di rosmarino è ancora giovane e durante la fioritura.

TIPO DI TERRENO - RINVASO
Il rosmarino non è una pianta esigente in fatto di terreni ma non gradisce terreni pesanti, devono essere leggeri, permeabili, tendenzialmente alcalini. È importante che il terreno possa favorire il rapido sgrondo delle acqua in eccesso in quanto non tollerano i ristagni idrici.
Essendo comunque una pianta molto adattabile trova spazio e valorizza quei terreni che per loro natura, non potrebbero ospitare altre specie.
Se le piante sono coltivate in vaso è opportuno rinvasare ogni due-tre anni usando un buon terriccio fertile, a reazione alcalina, avendo cura di ben sistemare su fondo del vaso dei pezzi di coccio per favorire il rapido sgrondo delle acque di irrigazione.

CONCIMAZIONE
Le piante sono molto rustiche e non richiedono concimazioni particolari. All'impianto si fa di solito una letamazione di fondo e poi ogni anno, alla ripresa vegetativa si fa una concimazione completa con Azoto, Fosforo e Potassio.

FIORITURA
Il rosmarino fiorisce da marzo a settembre-ottobre. Se il clima si mantiene particolarmente mite la fioritura può durare più a lungo.

POTATURA
Non è necessario fare delle potature energiche al rosmarino. Basta eliminare regolarmente le parti secche e cimarla in primavera per mantenere un aspetto cespuglioso e favorire la nascita di nuovi getti laterali.

MOLTIPLICAZIONE
Il rosmarino si moltiplicano per seme, per talea o per divisione della pianta. La moltiplicazione per seme ha con se lo svantaggio che, subentrando la variabilità genetica, non si è certi che si avranno delle piante uguali alle piante madri, nel qual caso qualora si voglia ottenere un tipo di pianta ben precisa e non si è certi della qualità del seme che si sta utilizzando, è bene fare la moltiplicazione o per talea (dà i migliori risultati) o per divisione della pianta madre. Nel caso della moltiplicazione per seme c'è da tenere presente che, sia che sia fatta in semenzaio o in pieno campo i semi hanno una bassa geminabilità.

MOLTIPLICAZIONE PER SEMI 
Se si prevede di fare la semina in vaso o in semenzaio, i semi vanno seminati in primavera in una composta formata da terriccio fertile e sabbia grossolana. Dato che i semi sono piccoli, per interrarli leggermente, spingeteli sotto il terriccio usando un pezzo di legno piatto oppure potete versare sopra delùnuovo terriccio. Il vassoio che contiene i semi va tenuto all'ombra, ad una temperatura intorno ai 15°C ed è fondamentale che il terriccio sia costantemente umido (usate uno spruzzatore per inumidire totalmente il terriccio) fino al momento della germinazione. 
Il vassoio va ricoperto con un foglio di plastica trasparente (o con una lastra di vetro) che garantirà una buona temperatura ed eviterà un disseccamento troppo rapido del terriccio. Il foglio di plastica va rimosso ogni giorno per controllare il grado di umidità del terreno e togliere la condensa che si forma sulla plastica.
Una volta che i semi hanno germogliato (in genere dopo un paio di settimane), si toglie il telo di plastica e si sposta la cassetta in una posizione più luminosa (non sole diretto). Tra tutte le nuove piantine di rosmarino, sicuramente ci saranno quelle meno vigorose rispetto ad altre. Individuatele ed eliminatele in questo modo garantirete più spazio alle piantine più robuste. Una volta che le piantine saranno sufficientemente grandi da essere manipolate si trapiantano in vasi singoli con una composta così come indicato per le piante adulte e si trattano come tali.
Se si prevede di fare la semina direttamente in campo o in giardino, occorre lavorare il terreno in modo da eliminare la crosta superficiale e renderlo meno compatto e fare una concimazione di fondo a base di sostanza organica (letame).
Si semina in primavera a partire da aprile ed il seme va sistemato in modo che la densità di impianto sia di 1,5 - 2 piante/mq. Se si fa il trapianto delle piantine fatte crescere in semenzaio, il trapianto va fatto in aprilemaggio.

MOLTIPLICAZIONE PER TALEA
La moltiplicazione per talea si effettua in primavera. Le talee devono essere lunghe 15-20 cm, prelevate dai germogli basali e da piante in buona salute e vigorose. Vanno piantate per almeno i 2/3 della loro lunghezza in un miscuglio di torba e sabbia e tenute in serra fresca (circa 10°C) fino a quando non saranno radicate (impiegano circa due mesi). Saranno trapiantate nella loro sede definitiva la primavera successiva. La densità d'impianto dovrà essere di 1,5 - 2 piante/mq.

DIVISIONE DELLA PIANTA
La moltiplicazione per divisione del rosmarino si effettua in primavera fatta su giovani piantine di 1-2 anni. Sarebbe preferibile tenere le giovani piantine in un luogo fresco fino a quando non avranno attecchito e poi essere trapiantate nel loro luogo definito all'inizio dell'estate. La densità d'impianto dovrà essere di 1,5 - 2 piante/mq.

PARASSITI E MALATTIE
Comparsa di una patina biancastra sulle parti verdi della pianta. Se osservate questa sintomatologia siete in presenza del cosiddetto mal bianco causato da Sphaerotheca spp, che si manifesta inizialmente con una muffa biancastra. In conseguenza dell'attacco le foglie ingialliscono e cadono. Rimedi: se presa in tempo, questa malattia non è letale ed è sufficiente eliminare le parti colpite. Se l'attacco però è particolarmente grave, utilizzare degli antiparassitari specifici registrati per la pianta.

rosmarino malattieComparsa di marciumi radicali a livello del colletto delle piante. I tessuti colpiti appaiono decolorati e in seguito marciscono. I tessuti a livello del punto colpito risultano flaccidi, distaccandosi facilmente sotto una leggera pressione. Le piante colpite avvizziscono rapidamente e muoiono. Questa patologia è causata da Rhizoctonia sp., un fungo. Rimedi: la lotta è innanzitutto preventiva infatti le più colpite sono le giovani piantine di rosmarino che non hanno ancora i tessuti lignificati subito dopo il trapianto. Buona norma è effettuare la messa a dimora delle piantine in modo che sia interrato il solo apparato radicale; non fare eccessive concimazioni azotate in questo periodo perchè ritardano la formazione dei tessuti secondari; non fare i trapianti troppo in la nel tempo vale a dire quando le temperature sono troppo alte. Esistono diversi prodotti che possono essere utilizzati per combattere questa grave patologia registrati per questa pianta che si possono trovare nei negozi specializzati.

Foglie e fusti ricoperti da piccole macchie scure. Se osservate queste macchie molto nette, prive di contorno che all'inizio sono piccole e successivamente confluiscono tra loro interessando .L 'intera superficie della pianta fino a portarla alla morte siete in presenza di un'alternariosi causata da un lungo, l'Alternaria spp. Rimedi: innanzitutto preventivi evitando di coltivarlo in zone umide, poco ventilate e illuminate. Se l'attacco è grave utilizzare degli antiparassitari specifici registrati per questa pianta.

Presenza di piccoli animaletti biancastri sulla pianta. Se notate dei piccoli insettini mobili di colore bianco-giallastro-verdastri siete quasi sicuramente in presenza di afidi o come comunemente sono chiamati "pidocchi". Osservateli con una lente di ingrandimento e confrontateli con la foto a lato, sono inconfondibili, non ci si può sbagliare. Rimedi: trattare la pianta con antiparassitari specifici facilmente reperibili da un buon vivaista.

PROPRIETÀ AROMATICHE
Il rosmarino è una pianta ricchissima di olio essenziale responsabile delle caratteristiche aromatiche di questa pianta costituito essenzialmente da pinene, conforene, limonene, flavonoidi, acidi fenolici, tannini, resine, canfora e acido rosmarinico.

RACCOLTA E CONSERVAZIONE
Si utilizzano sia le foglie che i fiori, che vanno raccolti in piena fioritura, durante l'estate. I rametti con i fiori del rosmarino vanno essiccati appena raccolti, il più velocemente possibile appesi a testa in giù in luoghi asciutti, bui e aerati affinché non perdano le loro caratteristiche. Una volta essiccati, vanno recuperate le foglie ed i fiori e conservati in vasetti di vetro sigillati. Per la produzione degli oli essenziali si utilizzano le sommità fiorite fresche. Il rosmarino è meglio utilizzarlo fresco in quanto con l'essiccazione perde buona parte dei suoi principi attivi.
 
USO IN CUCINA
Questa pianta aromatica è un'erba insostituibile in cucina, soprattutto nella cucina mediterranea per carni, pesci e salse ed è la spezia più usata nella cucina mediterranea.

CURIOSITÀ
Secondo la tradizione ermetica è la pianta rappresentativa del terzo decano dei gemelli e presiede alle mani e ai loro mali. Per questo motivo durante i riti di purificazione ci si lavava con il rosmarino pena la non guarigione. L'uso della pianta di rosmarino fin dall'antichità è stato da sempre legato alle sue positive proprietà terapeutiche. Sono numerosissime le leggente e le "ricette" proposte a base di questa pianta nel corso dei secoli. Ne proponiamo alcune tra le più famose.

Una preparazione divenuta molto famosa è "l'Acqua della Regina d'Ungheria" che diceva: "Io donna Isabella, regina d'Ungheria, di anni 72, inferma nelle membra e affetta di gotta, ho adoperato per un anno intero la presente ricetta donatami da un eremita mai da me conosciuto, la quale produsse su di me un così salutare effetto che sono guarita ed ho riacquistato le forze, sino al punto da sembrare bella a qualcuno. Il re di Polonia mi voleva sposare ma io rifiutai per amore di Gesù Cristo. Ho creduto che la ricetta mi fosse stata donata da un angelo. Prendete l'acqua distillata, quattro volte trenta once (1 oncia = 28,35 gr n.d.r.), 20 once di fiori di rosmarino, ponete tutto in un vaso ben chiuso, per lo spazio di 50 ore: poi distillate con un alambicco a bagnomaria. Prendete una volta alla settimana una dramma (1 dramma = 3,545 grammi n.d.r.) di questa pozione con qualche altro liquore o bevanda o anche con carne. Lavate con esso il viso ogni mattina e stropicciate con essa le membra malate. Questo rimedio rinnova le forze, solleva lo spirito, pulisce le midolla, dà nuova lena, restituisce la vista e la conserva per lungo tempo; è eccellente per lo stomaco ed il petto" (cfr . Giuseppe De Vitofranceschi, Le virtù medicinali del rosmarino, Milano 1983).

Ancora famoso è "l'Aceto dei quattro ladri" da un'antica leggenda francese che narra la storia dei quattro ladri che nel 1630, quando la peste colpì tutta l'Europa, saccheggiavano le case degli appestati senza mai contrarre la malattia. Quando furono finalmente presi e condannati a morte svelarono la ricetta dietro la promessa d'avere salva la vita (non appena l'ebbero rivelata, vennero uccisi): si cospargevano il corpo con un aceto da loro inventato formato dagli oli essenziali di salvia, rosmarino, timo, menta, ginepro, cannella e lavanda (le piante potevano variare a seconda della zona di origine della storia), tutte piante note per le loro proprietà antisettiche e antibatteriche. Nacque così "l'aceto dei quattro ladri" che veniva molto usato coma antibiotico naturale in caso di infezioni ed epidemie.

Un altro balsamo famoso è "Il Balsamo Tranquillo", chiamato così perchè fu inventato da frate Tranquillo, un cappuccino, formato da una mescolanza di varie erbe, dove spicca il rosmarino, utile per curare i reumatismi.

Ancora ritroviamo nel libro "Teatro farmaceutico" di Giuseppe Donzelli (medico, chimico e filosofo napoletano vissuto nel 1600) la seguente ricetta: "Piglia di fiori di rosmarino libre una, zucchero libbre tre. Si cuoce lo zucchero a cottura di manuschristi e si lascia raffreddare, e poi vi si mescola li fiori sani e si fanno cuocere poco perchè così facendo li si resta il loro colore natio. Conforta il cerebro humido, giova al cuore e corrobora le membra nervose".

Nota a molti è "l'acqua di San Giovanni" che consiste in una serie di rituali da compiere in concomitanza della festa di San Giovanni, il 24 giugno che corrisponde al solstizio d'estate. Vuole la tradizione che si debbano raccogliere una serie di erbe (ginestra, iperico, artemisia, verbena, timo, rosmarino, salvia, basilico, maggiorana, lavanda, rosa, ecc. La composizione delle erbe varia da regione a regione) il giorno prima del 24 e che siano lasciate in acqua, fuori di casa durante la notte del 24. La mattina dopo ci si deve lavare con quest'acqua e poi buttarla via in quanto si dice che porti benefici alla pelle e come protezione per le malattie.

E tante altre ancora .... che stanno a testimoniare gli straordinari poteri e virtù di questa incredibile pianta che ci fornisce madre natura, senza farci spendere neanche un euro. Per le sue proprietà si sono attribuite virtù magiche tanto che nel Medioevo si aveva l'abitudine di realizzare oggetti di ogni tipo con il legno del rosmarino da usare come talismano tra i quali i pettini che avrebbero impedito la calvizie. Pare che la pianta di rosmarino allontani gli insetti dalle piante vicine. Sacchetti contenenti rosmarino sono spesso messi negli armadi per tenere lontane le tarme.

LINGUAGGIO DEI FIORI E DELLE PIANTE
La simbologia del rosmarino è molto varia ma sempre positiva. Da sempre ha rappresentato la buona salute ispirando una serie di leggende e credenze. Nell'ottocento si credeva che i fiori posti a contatto della pelle donassero la felicità così come le foglie messe sotto il letto facevano si che non si avessero incubi o che coltivare la pianta sul davanzale allontanasse le malattie. Ha inoltre rappresentato la rinascita e l'immortalità. Per gli antichi egizi rappresentava l'immortalità tanto è vero che se ne metteva una manciata in mano al defunto per facilitarne il viaggio nell'oltretomba. L'uso funerario di questa pianta ha trovato nel passato una grande diffusione in tutta l'Europa e in molti paesi c'era l'usanza di accompagnare un defunto al cimitero tenendo in mano un ramoscello di rosmarino o si componevano le corone funerarie di rosmarino, mirto e alloro. Da sempre è considerata una pianta di buon auspicio, sincerità, fedeltà e felicità e si usava infatti dare al pastore officiante un matrimonio un mazzo di rosmarino. Il rosmarino è anche un simbolo di buon auspicio infatti in Inghilterra si credeva che portare all'occhiello del rosmarino favorisse qualunque impresa.


Rucola o rucchetta

rucolaEruca sativa Mill.

CARATTERISTICHE GENERALI
La rucola o ruchetta, il cui nome scientifico è Eruca sativa Mill., appartiene alla famiglia delle Cruciferae, originaria dell'Europa e cresce spontanea un po' ovunque. La rucola è una pianta erbacea annuale, a portamento cespuglioso con fusto eretto alto fino a 40 cm. Le foglie sono basali, pennatosette. I fiori sono piccoli, bianco-giallastri con deliziose nervature violette. Fiorisce in primavera - estate.

PROPRIETÀ
La rucola contiene un glucoside che genera un'essenza solfocianica. Le sue proprietà sono: depurative, digestive, stimolanti, toniche, emollienti.

PARTI UTILIZZATE DELLA PIANTA
Della ruchetta si utilizzano le foglie più tenere raccolte da maggio fino all'autunno. Si consuma fresca.

COME SI UTILIZZA
La rucola mangiata cruda è un ottimo stimolante nei casi di debolezza e astenia. Mangiata regolarmente per almeno 15 gg è un ottimo diuretico e disintossicante. In cucina, per il sapore particolare, leggermente piccante, è usata per aromatizzare varie pietanza. La rucola coltivata ha un sapore più dolciastro della rucola selvatica che rimane più piccantina e con un gusto molto più deciso.

CURIOSITÀ
La Rucola o Ruchetta è anche conosciuta come Erba ruga.

Ruta

rutaRuta graveolens L.

CARATTERISTICHE GENERALI
La ruta, il cui nome scientifico è Ruta graveolens L., appartiene alla famiglia delle Rutaceae ed è una pianta molto utilizzata come aromatizzante di liquori oltre che per insaporire diverse pietanza. È una pianta che ha inoltre diverse proprietà terapeutiche. La ruta è una pianta erbacea perenne, con fusti erbacei alti fino ad un metro. Le foglie sono tripennate suddivise in lacinie molto profumate. I fiori sono piccoli, poco appariscenti, di colore giallo portati da infiorescenze apicali a corimbo. I frutti sono delle capsule contenenti numerosi semi.

PROPRIETÀ
La ruta è costituita da: tannini, acidi organici, resine, olio essenziale. Contiene inoltre furocumarine e rutarine, alcaloidi presenti nell'olio essenziale che la fanno classificare come pianta tossica. Le sue proprietà sono: emmenagoga, stimolante, rubefacente, antispasmodica intestinale.

PARTI UTILIZZATE DELLA PIANTA
Della ruta si utilizzano le parti terminali della pianta più tenere e le foglie raccolte da maggio ad agosto. Si possono utilizzare anche essicate.

COME SI UTILIZZA
La ruta per uso medicamentoso viene somministrata quasi esclusivamente esternamente sotto forma di olio e tintura per massaggi per i dolori articolari, nevralgie e crampi.
In cucina la Ruta deve essere utilizzata con molta moderazione per insaporire varie pietanze e per aromatizzare liquori (soprattutto le grappe).

CURIOSITÀ 
La presenza di ruta in giardino tiene lontane le vipere.

AVVERTENZE
È preferibile non fare in casa dei preparati erboristici a base di ruta in quanto tossica ma utilizzare prodotti già pronti acquistati presso i negozi specializzati.


Salvia

salviaSalvia

La Salvia è la pianta aromatica, forse più famosa che si conosca. Può essere considerata la primadonna della cucina, in quanto è conosciuta ed usata in tutto il mondo per il suo aroma fin dai tempi più antichi.


CLASSIFICAZIONE BOTANICA

Regno: Plantae
Sottoregno: Tracheobionta (piante vascolari)
Divisione: Magnoliophyta (ex Angiospermae)
Classe: Magnoliopsida (ex Dicotyledones)
Subclasse: Asteridae
Ordine: Lamiales
Famiglia: Lamiaceae (ex Labiatae)
Genere: Salvia

CARATTERISTICHE GENERALI
Il genere Salvia appartiene alla famiglia delle Lamiaceae ed è particolarmente riccho di specie sia annuali che perenni, usate sia per scopi alimentari o terapeutici che semplicemente ornamentali. La specie che comumemente siamo abituati ad utilizzare per aromatizzare le nostre pietanze è la Salvia officinalis o Salvia comune una specie perenne originaria dell'Europa delle zone a clima mite. Il suo nome deriva dal latino "salvus=sano, salvo" o "salus=salute" che stanno ad indicare le sue virtù come pianta curativa attribuito dai romani alla S. officinalis.
È una pianta diffusa in tutti i paesi a clima mite e forma dei veri e propri cespugli. I fusti sono dapprima di colore verde, poi con la maturità diventano legnosi, a sezione quadrangolare e molto ramificati. È una pianta che può raggiungere il metro d'altezza. Le foglie sono portate da un corto picciolo, sono ovali-lanceolate, di un bel colore grigio-verde con i bordi dentellati e con la pagina superiore vellutata mentre quella inferiore è più ruvida e con nervature evidenti. Una particolarità è che sono ricche di oli essenziali che le conferiscono il caratteristico aroma. I fiori sono per lo più riuniti nella parte terminale dello stelo (spicastri). Il colore, nella S. officinalis è violetto. Sono ermafroditi (vale a dire che nello stesso fiore coesistono sia gli organi riproduttivi femminili che quelli maschili) e vengono impollinati dagli insetti. Fiorisce a partire dalla primavera.

PRINCIPALI SPECIE
Sono numerose le specie che ritroviamo nel genere Salvia tra le quali ricordiamo:

SALVIA OFFICINALIS
La Salvia officinalis è una specie perenne e non è una pianta di grandi dimensioni infatti non supera il metro di altezza. È la specie selvatica, quella che troviamo nei prati con il fogliame argentato e peloso che usiamo normalmente in cucina e per uso terapeutico. I fiori sono blu-violetti e riunite nella parte terminale dello stelo (spicastri). Esistono diverse varietà tra le quali ricordiamo: la S. officinalis albiflora a fiori bianchi è la migliore per l'uso culinario; la S. officinalis purpurascens, ha i fiori rossi anche lei buona in cucina ma con le foglie un po' più dure della precedente ma è migliore per le sue proprietà terapeutiche.

SALVIA SCLAREA
La Salvia sclarea è una specie perenne originaria dell'Europa e possiede foglie cuoriformi con le infiorescenze a spicastri e fiori di colore azzurro- bianco che iniziano a comparire all'inizio dell'estate. È una pianta che raggiunge un'altezza di un metro. È una pianta molto ricca di oli essenziali ed è sempre stata usata per fare profumi, per aromatizzare i vini quali il Vermouth e alcuni tipi di moscato. Esistono diverse specie che non sono propriamente usate come la S. officinalis ma che hanno degli aromi molto particolari e sono quindi molto usate come piante ornamentali. Tra queste ricordiamo: Salvia dorisiana (dall'aroma fruttato), Salvia greggii  (dal delicato profumo di pesca), Salvia rutilans (dal profumo di ananas).
 
Parleremo delle tecniche di coltivazione della S. officinalis.

TECNICA COLTURALE
La Salvia è una pianta molto facile da coltivare, rustica che vive bene se esposta in pieno sole. È infatti una pianta sia termofila che eliofila vale a dire che ama il caldo ed il sole. In genere l'aerale di coltivazione arriva fino ai 900 m di altitudine non oltre in quanto i climi troppo freddi non sono tollerati. Sopravvive con difficoltà negli ambienti con inverni lunghi e freddi. Può essere allevata anche in appartamento purchè si rispettano le sue esigenze colturali anche se è all'aperto e in piena terra che cresce al meglio. Gradisce una buona circolazione dell'aria. In genere dopo 4-5 anni la pianta tende a degenerare per cui dopo tale periodo è bene sostituirla.

ANNAFFIATURA
È una pianta che va annaffiata con moderazione, stando attenti a non lasciare ristagni idrici nel terreno che sono la principale causa di morte di queste piante lasciando asciugare il terreno tra un'irrigazione ed un'altra. Sopportano anche la siccità e non amano l'eccessiva umidità atmosferica.

TIPO DI TERRENO - RINVASO
La Salvia preferisce i terreni neutri o leggermente calcarei e sabbiosi, molto permeabili in modo da favorire un buon drenaggio ed una buona circolazione dell'aria. Sono assolutamente da evitare i terreni acidi e pesanti.

CONCIMAZIONE
Si usa un concime liquido, opportunamente diluito nell’acqua d’irrigazione, ogni 15 gg a partire dalla primavera e per tutta l'estate. Negli altri periodi le concimazioni vanno sospese. Poichè è una pianta che viene coltivata prevalentemente per le sue foglie aromatiche è preferibile usare un concime che abbiamo un titolo abbastanza elevato in Azoto (N) che favorisce appunto lo sviluppo delle parti verdi. Accertatevi pertanto che oltre ad avere i cosiddetti "macroelementi" quali Azoto (N), Fosforo (P) e Potassio (K) e che tra questi l'Azoto sia in "maggiore quantità" che abbia anche i "microelementi" quali il Ferro (Fe), il Rame (Cu), il Molibdeno (Mo), il Manganese (Mn), lo Zinco (Zn), il Boro (B),tutti importanti per una corretta crescita della pianta. Diminuire leggermente le dosi rispetto a quanto indicato nella confezione del fertilizzante.

FIORITURA
La Salvia officinalis fiorisce dalla primavera e per tutta l'estate mentre i semi maturano da agosto a settembre.

POTATURA
Una volta terminata la fioritura è bene potare la pianta per stimolarne la ricrescita.

MOLTIPLICAZIONE
La moltiplicazione avviene per seme o per talea erbacea. Nel scegliere la tecnica da adottare occorre tenere presente che la moltiplicazione per seme ha con se lo svantaggio che, subentrando la variabilità genetica, non si è certi che si avranno delle piante uguali alle piante madri. Pertanto nel caso si desiderino delle piante precise, è bene fare la moltiplicazione per talea.

MOLTIPLICAZIONE PER SEMI
La semina si effettua all'inizio della primavera distribuendo i semi in file Mparallele su un terriccio per semi. Per interrarli in maniera uniforme si possono spingere sotto il terriccio usando un pezzo di legno piatto.
Il vassoio che contiene i semi si sistema all'ombra, ad una temperatura intorno ai 18°C e si mantiene costantemente umido (usare uno spruzzatore per inumidire il terriccio) fino al momento della germinazione (avviene dopo circa 2-3 settimane).
Al contrario delle talee, i semi hanno una bassa germinabilità per cui è preferibile usarne una discreta quantità. Il vassoio va ricoperto con un foglio di plastica trasparente per garantire una buona temperatura ed eviterare un disseccamento troppo rapido del terriccio. Ogni giorno si toglie la plastica per controllare l'umidità del terreno ed eliminare dalla plastica la condensa. Una volta che i semi della Salvia hanno germogliato si toglie il telo di plastica definitivamente e via via che le piantine crescono, si aumenta la quantità di luce (mai il sole diretto) e si assicura una buona ventilazione. Eliminate le nuove piante meno rigogliose per dare più spazio alle piante più robuste. Quando saranno sufficientemente grandi da poter essere manipolate si trapianteranno facendo molta attenzione a non rovinare alcuna parte della pianta (sarebbe preferibile usare una forchetta che infilerete al di sotto del terreno per prendere la piantina intera e metterla nel nuovo vaso) in un terriccio come indicato nel paragrafo "rinvaso".

MOLTIPLICAZIONE PER TALEA
Le talee si possono prelevare o tra marzo-aprile o tra giugno-luglio. Si prelevano degli apici vegetativi lunghi circa 8-10 cm da piante di 2-3 anni di età. Si raccomanda di tagliare con una lametta o con un coltello affilato per evitare le sfilacciature dei tessuti avendo cura che l'attrezzo che si usa per il taglio sia pulito e disinfettato. Dopo aver eliminato le foglie poste più in basso, si immerge la parte tagliata in una polvere rizogena per favorire la radicazione. Questa operazione non è strettamente importante per la Salvia in quanto le talee hanno in genere una buona capacità di germinazione.
Successivamente, in un vaso contenete due parti di terriccio fertile e una di sabbia grossolana si fanno dei buchi con una matita, tanti quante sono le talee e si sistemano come indicato nella foto avendo cura successivamente di compattare delicatamente il terriccio.
Il vaso si ricopre con un foglio di plastica trasparente (o un sacchetto messo a cappuccio) e si colloca all'ombra e ad una temperatura intorno ai 18°C avendo cura di tenere il terriccio sempre leggermente umido (annaffiare sempre senza bagnare le piante in radicazione con acqua a temperatura ambiente). Ogni giorno si toglie la plastica per controllare l'umidità del terreno ed eliminare dalla plastica la condensa.
Una volta che iniziano a comparire i primi germogli vuol dire che la talea ha radicato. A quel punto si elimina la plastica e si sistema il vaso in una zona più luminosa, alla stessa temperatura e si aspetta che le talee si irrobustiscano. Una volta che sono diventate sufficientemente grandi ed hanno prodotto nuovi getti vigorosi, si trapiantano nel vaso o nel terreno definitivo. Non disturbare le talee fino a quando non avranno messo i nuovi getti.

PARASSITI E MALATTIE
È una pianta che può essere soggetta a diverse malattie. Qualora la salvia è usata per cucinare si sconsigliano i trattamenti chimici. È preferibile rinnovare le piantine, considerando il loro basso costo. 

Le foglie della pianta si ricoprono di una muffa biancastra. Questo è il classico sintomo di un attacco di mal bianco causato da un fungo, la Erysiphe sp. Rimedi: in genere gli attacchi di mal bianco non sono mai preoccupanti per la salute dalla pianta. Si consiglia di eliminare le parti colpite.

Sulle foglie appaiono delle macchie di colore nero, di piccole dimensioni sparse sulla lamina fogliare che alla fine confluiscono tra loro. Se osservate questa sintomatologia è probabile che siate in presenza di un attacco di Peronospora sp., un fungo che può causare gravi danni alla pianta. Infatti le foglie colpite disseccano assumendo la forma a sigaro e quindi cadono. Rimedi: è molto difficile combattere questo fungo ma si riesce a contenerlo usando anticrittogamici a base di rame.

Marciumi radicali e basali. Può soffrire di varie forme di marciumi radicali e basali in presenza di elevata umidità e di coltivazioni molto fitte. I funghi che causano questo tipo di malattia possono essere: Pythium sp. e Rhizoctonia sp. Rimedi: la lotta è essenzialmente preventiva vale a dire che occorre adottare tutti gli accorgimenti colturali per evitare sia i ristagni idrici nel terreno che un'eccessiva umidità ambientale.

Malformazioni delle foglie. Nella salvia questo è il classico sintomo di attacco da parte dei Nematodi che si manifesta dapprima con lesioni alle foglie, ingiallimenti e presenza di essudati e successivamente con malformazioni. Rimedi: è molto difficile combattere questo attacco. La lotta è preventiva riducendo l'umidità ed evitando l'irrigazione fogliare. Una volta in corso si consiglia di eliminare le parti infette.

Foglie che ingialliscono ed appaiono macchiettate. Questo sintomo accompagnato dal fatto che le foglie si accartocciano assumendo un aspetto quasi polverulento ed evidenziando la presenza di sottili ragnatele soprattutto nella pagina inferiore delle foglie indica in attacco da parte del ragnetto rosso, un acaro molto dannoso Rimedi: per prima cosa occorre aumentare le nebulizzazioni in quanto la mancanza di umidità favorisce la loro prolificazione. Solo in caso di infestazioni particolarmente gravi, si consiglia di usare un insetticida specifico registrato per questa pianta.

Presenza di piccoli animaletti biancastri sulla pianta. Se notate dei piccoli insetti di colore biancogiallastro- verdastri siete quasi sicuramente in presenza di afidi o come comunemente sono chiamati "pidocchi". Se li osservate con una lente di ingrandimento e li confrontate con la foto alato, sono inconfondibili, non ci si può sbagliare. Rimedi: trattare la pianta con antiparassitari specifici registrati per questa pianta.

PROPRIETÀ AROMATICHE
Le proprietà aromatiche sono date dall' olio essenziale che ha una composizione chimica molto complessa i cui costituiti principali sono: alfa e beta-tujone, canfora e 1,8-cineolo, che sono i responsabili del suo caratteristico aroma della pianta.

RACCOLTA E CONSERVAZIONE
Le foglie per essere conservate devono essere raccolte tra maggio e luglio prima o all'inizio della fioritura. Si utilizzano anche le sommità fiorali che vanno raccolte all'inizio della fioritura. Per l'uso quotidiano in cucina le foglie possono essere raccolte tra la primavera e l'autunno. Le migliori sono quelle delle cime e non devono essere lavate ma strofinate con un panno umido. Le foglie ed i fiori si fanno essiccare all'ombra e si conservano in sacchetti di carta o di tela.

USO IN CUCINA
In tutti i paesi europei è una delle spezie maggiormente utilizzate in cucina come aromatizzante di carni, pesce, minestre e verdure. In Italia sono famosi sono i "ravioli burro e Salvia" e le "foglie di salvia fritte".
In genere è una spezia che si usa da sola in quanto avendo un aroma così inteso, si comporta come una primadonna: annulla il sapore delle altre spezie.

CURIOSITÀ
Questa pianta era conosciuta fin dai tempi più antichi: gli egiziani, i romani e nel Medioevo era considerata un'erba capace di guarire ogni male.

La Scuola Medica di Salerno, una delle più famose del Medioevo, depositaria della conoscenza medica dell'antichità, aveva dato a questa pianta il nome di Salvia salvatrix ("Salvia che salva"). Ancora oggi questa scuola è ricordata nel sigillo dell'Università degli Studi di Salerno che è quello dell'Antica Scuola Medica Salernitana, raffigurante al centro la figura di San Matteo con a fianco San Cosma e San Damiano.

Una antica leggenda francese racconta la storia dei quattro ladri che nel 1630, quando la peste colpì tutta l'Europa, saccheggiavano le case degli appestati senza mai contrarre la malattia. Quando furono finalmente presi e condannati a morte ebbero salva la vita perchè rivelarono il segreto della loro immunità: si cospargevano il corpo con un aceto da loro inventato formato da salvia, rosmarino, timo e lavanda, quattro piante note per le loro proprietà antisettiche e antibatteriche. Nacque così "l'aceto dei quattro ladri" che veniva molto usato coma antibiotico naturale in caso di infezioni ed epidemie.

Una antica leggenda cristiana racconta invece perchè a questa pianta venissero attribuite queste qualità terapeutiche: i suoi fiori erano stati il giaciglio di Gesù bambino nelle soste della Sacra famiglia durante la sua fuga in Egitto.

Ricordiamo una specie particolare la Salvia desoleana che è una rara specie endemica della Sardegna. È un piccolo arbusto con steli quadrangolari pelosi, con grandi foglie opposte e pelose e con il caratteristico aroma. Fiorisce in primavera producendo delle lunghe spighe poco ramificate che portano numerosi fiori bianchi dall'aspetto particolare con il labbro inferiore screziato di marrone su uno sfondo bianco, verde e celeste.

Nell'America centrale esiste una specie particolare, la Salvia divinorum che è allucinogena contenendo il Salvinorin, il più potente allucinogeno naturale che si conosca in natura.

LINGUAGGIO DEI FIORI E DELLE PIANTE
Nel linguaggio del fiori la Salvia ha diversi significati: innanzitutto è da sempre il simbolo della salute ma anche il simbolo delle virtù delle massaie dato dal fatto che è una pianta semplice, rigogliosa e dalle innumerevoli virtù.
La Salvia però nel linguaggio dei fiori ha altri significati: regalare una salvia azzurra significa dire alla persona amata "apprezzo le tue qualità", ma regalare una salvia aurata è simbolo di venalità mentre quella di colore porpora è simbolo di ambizione.


Timo

timoThymus Spp.

Il genere Thymus comprende un insieme di piante straordinarie che crescono spontanee soprattutto nei terreni aridi, sassosi e soleggiati sia in montagna che in pianura anche se si trovano più di frequentemente in prossimità del mare.


CLASSIFICAZIONE BOTANICA
Regno: Plantae
Sottoregno: Tracheobionta (piante vascolari)
Divisione: Magnoliophyta (ex Angiospermae)
Classe: Magnoliopsida (ex Dicotyledones)
Subclasse: Asteridae
Ordine: Lamiales
Famiglia: Lamiaceae (ex Labiatae)
Genere: Thymus

CARATTERISTICHE GENERALI
Il genere Thymus appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, comprende specie originarie delle regioni mediterranee occidentali. Questo genere rappresenta un insieme di piante (comunemente conosciute come Timo) straordinarie che crescono spontanee soprattutto nei terreni aridi e sassosi sia in montagna (fino ad un'altitudine di 1.500 m s.l.m.) che in prossimità del mare. La parola timo deriva dal greco "Thymon" attraverso il latino "Thymum che indica appunto questa pianta.
È una pianta arbustiva perenne alta fino a 40-50 cm con un fusto legnoso nella parte inferiore e molto ramificato che forma dei cespugli molto compatti. Le foglie in quasi tutte le specie sono piccole e allungate con una colorazione variabile dal verde più o meno intenso, al verde chiaro, al grigio, all'argento, ricoperte da una fitta peluria in quasi tutte le specie.
I fiori sono di colore bianco - rosato, ermafroditi e crescono all'ascella delle foglie in infiorescenze a spiga e sono ad impollinazione entomofila, soprattutto ad opera delle api. I frutti sono degli acheni contenenti ciascuno quattro semi ricoperti da un guscio di colore marrone.

PRINCIPALI SPECIE
Esistono numerose specie del genere Thymus tra le quali ricordiamo:

THYMUS VULGARIS
Il Thymus vulgaris è una pianta straordinaria che possiede numerose virtù e viene normalmente utilizzata a scopi terapeutici. Le foglie sono lanceolate, strette e sono di colore verde-grigiastro e ricoperte da una fitta peluria nella pagina inferiore. I fiori, di colore bianco - rosati compaiono dalla primavera inoltrata e per tutta l'estate.

THYMUS SERPILLUM
Il Thymus serpyllum è noto anche come serpillo o timo cedrato.La sua particolarità è che è una specie polimorfa vale a dire che muta il suo aspetto e le sue caratteristiche a seconda delle condizioni pedo-climatiche: varia l'altezza della pianta, i fiori cambiano colore, il profumo ora ricorda la melissa, ora il timo, ora l'origano. Conseguentemente spesso è facile confonderla con le altre specie di questa pianta, soprattutto con il Thymus vulgaris. In linea generale il serpillo ha i fusti più lunghi e radicati, striscianti e le foglie sono prive di peli. In ogni caso anche questa pianta è molto usata per le sue proprietà terapeutiche.

THYMUS CITRIODORUS
Il Thymus citriodorus è un'altra specie molto ricca in geraniolo (fino al 60%). Ritroviamo inoltre numerosi altri oli essenziali che conferiscono a questa pianta una deliziosa fragranza di limone. Il timolo viceversa è contenuto in tracce per cui non viene utilizzata a scopi terapeutici.

THYMUS ZYGIS
Il Thymus zygis, chiamato timo spagnolo è anch'essa una specie diffusa ma scarsamente utilizzata come pianta aromatica in quanto il suo contenuto in oli essenziali, specialmente in timolo e irrilevante. Le foglie sono uguali su entrambe le pagine e con una nervatura centrale molto evidente.

THYMUS HERBA BARONA
Il Thymus herba barona è molto diffusa allo stato spontaneo e viene utilizzata solo come pianta aromatica perchè il suo aroma ricorda molto il cumino.

TECNICA COLTURALE
Il Timo è una pianta dai climi temperati che ama il sole. La coltivazione pertanto deve avvenire in pieno sole. Riesce a tollerare per brevi periodi anche temperature di -10-15°C ma se tali temperature persistono per troppo tempo allora è bene proteggere le piante ricoprendole con dei teloni o riporle in luoghi riparati se coltivato in vaso. Non gradiscono le escursioni termiche troppo elevate alla ripresa vegetativa in primavera, con minime al di sotto di 0°C. Se viene coltivato in pieno campo è molto utile fare delle sarchiature. Le erbe infestanti non sono un grosso problema per il timo in quanto, dato il suo rigoglio vegetativo riesce a prevalere sulle malerbe anche se nei primi due anni di vita della pianta è bene tenerle sotto controllo.

ANNAFFIATURA
Non è particolarmente esigente però si avvantaggia di buone irrigazioni che favoriscono lo sviluppo delle parti verdi per cui è importante annaffiare spesso ma poco facendo attenzione a non inzuppare il terreno. Infatti il timo tollera la siccità ma non tollera in alcun modo i ristagni idrici o l'eccessiva umidità.

TIPO DI TERRENO - RINVASO
Il timo è una pianta che si adatta tranquillamente a qualunque tipo di terreno anche se preferisce terreni calcarei e leggeri, permeabili e asciutti. Non tollera i terreni umidi soprattutto d'inverno soprattutto se associati con temperature troppo basse.

CONCIMAZIONE
Il timo essendo una pianta rustica non ha particolari esigenze nutritive. In ogni caso si avvantaggia di concimazioni bilanciate dove il Potassio e l'Azoto siano in maggiore quantità in quanto favoriscono un miglior sviluppo ed accestimento della pianta.

FIORITURA
Fiorisce dalla primavera e per tutta l'estate. I fiori del timo sono molto ricchi di nettare per cui sono molto ricercati dalle api.

POTATURA
Non si parla di vera e propria potatura nel timo ma di rimozione della vegetazione secca o danneggiata per evitare l'insorgenza di malattie.

MOLTIPLICAZIONE
Il timo si moltiplicano per seme, per talea o per divisione della pianta. La moltiplicazione per seme ha con se lo svantaggio che, subentrando la variabilità genetica, non si è certi che si avranno delle piante uguali alle piante madri, nel qual caso qualora si voglia ottenere un tipo di pianta ben precisa e non si è certi della qualità del seme che si sta utilizzando, è bene fare la moltiplicazione o per talea o per divisione della pianta madre.

MOLTIPLICAZIONE PER SEMI
Se si prevede di fare la semina in vaso o in semenzaio, i semi di timo vanno seminati tra giugno-luglio in una composta formata da tre parti di terriccio fertile ed una di sabbia grossolana. Dato che i semi sono piccoli, per interrarli leggermente, spingeteli sotto il terriccio usando un pezzo di legno piatto oppure potete versare sopra del nuovo terriccio.
Il vassoio che contiene i semi di timo va tenuto all'ombra, ad una temperatura intorno ai 15°C ed è fondamentale che il terriccio sia costantemente umido (usate uno spruzzatore per inumidire totalmente il terriccio) fino al momento della germinazione.
Il vassoio va ricoperto con un foglio di plastica trasparente (o con una lastra di vetro) che garantirà una buona temperatura ed eviterà un disseccamento troppo rapido del terriccio. Il foglio di plastica va rimosso ogni giorno per controllare il grado di umidità del terreno e togliere la condensa che si forma sulla plastica. Una volta che i semi hanno germogliato (in genere dopo un paio di settimane), si toglie il telo di plastica e si sposta la cassetta in una posizione più luminosa (non sole diretto).
Tra tutte le piantine nate, sicuramente ci saranno quelle meno vigorose rispetto ad altre. Individuatele ed eliminatele in questo modo garantirete più spazio alle piantine più robuste. Una volta che le piantine di timo saranno sufficientemente grandi da essere manipolate (5-6 cm) si trapiantano o nel periodo autunnale (se le temperature non sono troppo rigide) o direttamente all'inizio della primavera successiva.
Se si prevede di fare la semina direttamente in campo o in giardino, occorre lavorare il terreno in modo da eliminare la crosta superficiale e renderlo meno compatto e uniforme. Se si semina in primavera a partire da aprile avendo cura di non interrare eccessivamente il seme.
Questa pianta ha una buona germinabilità che si aggira intorno all'80%. I semi di timo vanno sistemati in modo da avere 5-8 piante a metro quadrato. Semine più fitte in genere sono consigliate quando si vogliono ottenere produzioni da seme. Se si fa il trapianto delle piantine fatte crescere in semenzaio, il trapianto va fatto in aprile-maggio.

MOLTIPLICAZIONE PER TALEA
La moltiplicazione per talea del timo si effettua nella primavera inoltrata o ad agosto. Le talee devono essere lunghe 7-10 cm e prelevate da pianta tra i due e quattro anni di età, in buona salute e vigorose.

PARASSITI E MALATTIE
Il timo può essere soggetto a diverse malattie sulle quali non ci soffermeremo considerando il suo uso culinario. Si sconsigliano infatti i trattamenti chimici. È preferibile rinnovare le piantine, considerando il loro basso costo.

PROPRIETÀ AROMATICHE
È una pianta dalle innumerevoli virtù e benefici e le specie, Thymus vulgaris e Thymus serpillum sono le due utilizzate per le loro proprietà terapeutiche ed aromatiche.
La composizione in principi attivi è variabile a seconda dell'epoca di raccolta, delle condizioni di coltivazione e di come la pianta viene raccolta e conservata. In linea di principio comunque i principali costituenti responsabili delle innumerevoli virtù del timo sono i fenoli per in particolare: il timolo (per un 30-70%); l'altro è il carvacloro (per un 3-15%). Altri costituenti degli oli essenziali sono: linalolo, cimolo, cimene, timene, apinene, luteolina ed altri. Se il timo viene raccolto durante l'inverno il contenuto in fenoli è basso con predominanza del timolo, se raccolta in estate si ha un'alta concentrazione di fenoli e soprattutto carvacloro.

RACCOLTA E CONSERVAZIONE
Del timo si utilizzano le sommità fiorite che si raccolgono da aprile e per tutta l'estate e le foglie che vanno raccolte prima della fioritura o all'inizio della fioritura. Raggiunge il suo massimo di produzione al terzo-quarto anno di vita. In genere si possono effettuare due raccolti di fiori: uno intorno al mese di giugno, l'altro a settembre dopo il primo sfalcio in modo da dare alla pianta il tempo di ricrescere ed accumulare i preziosi oli essenziali. Lo sfalcio si deve eseguire a pochi centimetri dal terreno (circa 5cm). Sia le foglie che i fiori del timo si raccolgono con tutto il fusto che poi viene messo a seccare in un posto ombreggiato e ventilato che garantirà una corretta essiccazione. È preferibile non esagerare con la raccolta il primo anno di vita della pianta per non debilitarla.
 
USO IN CUCINA
L'uso del timo in cucina è conosciuto a tutti per il suo deciso potere aromatizzante. È utilizzato in numerose pietanze a base di pesce, verdure, carne, secondo le ricette tipiche delle diverse zone, in maniera più o meno abbondante.
Secco mescolato ad altre erbe entra nella costituzione della famosa "herbes de Provence" una miscela di spezie molto famosa e molto utilizzata nel sud della Francia, nata intorno agli anni '60, che contiene una miscela, in misura variabile a seconda delle ditta che la produce, di rosmarino, origano, basilico, alloro, lavanda ed il timo che domina sulle altre spezie.
In Giordania è molto famosa la "zahtar" una miscela di erbe molto usate come condimento la cui spezia principale è il timo. Un altro esempio è la "dukka" in Egitto, anch'essa un miscuglio di erbe dove entra nella sua costituzione assieme al coriandolo, al cumino, al pepe, al sesamo, ecc. molto utilizzata come condimento delle carni e del pane. Anche in America è una spezia molto conosciuta.
Contrariamente a quanto accade ad altre erbe (ad esempio al prezzemolo, all'aglio, basilico, ecc) il timo con l'essicazione mantiene il suo aroma, anzi risulta più forte e concentrato come accade anche nel rosmarino e nell'origano. Questo potrebbe essere spiegato con il fatto che la distruzione dei tessuti vegetali, rende maggiormente disponibili gli oli essenziali non volatili che quindi si diffondono maggiormente negli alimenti. L'infuso di timo è un ottimo succedaneo del te o del caffè. Le sue proprietà aromatiche ed antisettiche ne fanno una pianta molto importante per la conservazione degli alimenti.

CURIOSITÀ
Gli antichi egizi utilizzavano il timo nei processi di imbalsamazione. Gli antichi greci lo utilizzavano per la cura del corpo e lo bruciavano come incenso nei templi dedicati ai loro dei, perchè lo consideravano una fonte di coraggio.
Nel Medioevo si credeva che porre sotto i cuscini un ramo di timo facilitasse il sonno e tenesse lontano gli incubi inoltre le dame erano solite donare ai propri cavalieri una sciarpa dove avevano ricamato un'ape che volava intorno ad un ramoscello di timo. Questa credenza è stata colta da Cesare Ripa (perugino vissuto nel XVI secolo, autore di una vasta iconografia) che descrive la virtù della diligenza come una donna che tiene nella mano destra un ramoscello di questa pianta sopra il quale vola un'ape e nella mano sinistra un ramoscello di mandorlo avvolto in uno di gelso e ai suoi piedi c'è un gallo che ruspa. Il suo significato è legato al fatto che il mandorlo, primo albero a fiorire ed il gelso l'ultimo, rappresentano il fatto che la diligenza non si può avere con la fretta ma con la pazienza. Il gallo che ruspa rappresenta di per se la diligenza in quanto fruga, cerca, fino a quando non trova ciò che cerca. L'ape è di per se stessa simbolo dell'instancabile operosità. Per cui, secondo Ripa, la diligenza si ottiene con l'instancabile ricerca e con tanta pazienza.
Nel Rinascimento scrive Castore Durante (ha scritto "Herbario novo", pubblicato per la prima volta nel 1585, dove parla delle piante medicinali dell'Europa e delle Indie Orientali ed Occidentali) che il timo cotto nel vino veniva utilizzato per gli asmatici e per curare le infezioni alla vescica, eliminare la tenia e guarire dagli avvelenamenti.

LINGUAGGIO DEI FIORI E DELLE PIANTE
Il Timo da sempre rappresenta la diligenza, l'operosità, l'amore duraturo. Questo è legato al fatto che il timo è strettamente legato alla api dalle quali è ricercatissimo come lo stesso Virgilio ricorda nell'Eneide I, 430-435:
Così all'inizio dell'estate il lavoro
per i campi fioriti affatica le api al sole,
quando guidano fuori i figli adulti della specie
o stipano il liquido miele e ricolmano di dolce nettare
le celle o ricevono il peso dalle venienti, o fatta una schiera
scacciano dalle arnie i fuchi, neghittoso sciame;
ferve l'opera, olezza il fragrante miele di timo.